Il potere al cinema: Sorrentino e Assayas raccontano l’autorità nell’epoca della forza
In un’epoca in cui il rispetto di regole condivise arretra sotto la spinta dell’affermazione della forza, è quasi inevitabile che il cinema torni a interrogarsi sul potere, non come astrazione teorica ma come pratica quotidiana. La Grazia di Paolo Sorrentino e Le mage du Kremlin di Olivier Assayas, attualmente in programmazione a Ginevra, affrontano lo stesso nodo da angolazioni opposte, mettendo in scena due concezioni radicalmente diverse dell’autorità: in un caso il potere come verbo, nell’altro come sostantivo.
Il potere come responsabilità: La Grazia
Nel film di Sorrentino il potere è innanzitutto possibilità di far accadere le cose, e dunque responsabilità. Ogni decisione è un atto che produce conseguenze irreversibili nella vita degli altri. Il Presidente della Repubblica Mariano de Santis, giunto alla fine del mandato, porta su di sé il peso di questa consapevolezza. La morte della moglie e una lunga e meticolosa formazione giuridica che lo ha reso “cemento armato”, hanno trasformato l’esercizio del comando in una fatica morale. Il potere rallenta, si inceppa, diventa un macigno che rischia di schiacciare chi lo esercita. Sorrentino mostra un’autorità che non opprime, ma esita, e proprio per questo appare fragile e drammaticamente umana.
Il potere come dominio: Le mage du Kremlin
In Le mage du Kremlin, al contrario, il potere è sostantivo puro, verticale, privo di esitazioni. Assayas, adattando il romanzo di Giuliano da Empoli, racconta un universo in cui il comando coincide con l’affermazione dei rapporti di forza. Vladimir Vladimirovič Putin trova in Vadim Baranov un alter ego complementare: un intellettuale e artista d’avanguardia che tratta la politica come una performance, smontando e rimontando narrazioni, immagini e tecniche di manipolazione, al di là di ogni interrogativo morale. Qui il potere non conosce che un unico fine: restaurare in Russia l’autorità e il prestigio dell’antica potenza sovietica. E tutto, letteralmente tutto, è lecito pur di raggiungerlo.
Due film, due poetiche, due idee inconciliabili di potere. Eppure, La Grazia e Le mage du Kremlin raccontano la stessa inquietudine contemporanea: l’incerto destino delle democrazie, schiacciate tra la complessità dei problemi, la necessità di dare risposte a cittadini sempre meno pazienti e i rischi di manipolazione insiti nelle nuove tecnologie. In mezzo, lo spettatore, chiamato a misurarsi con una domanda inevitabile: in che misura il potere possa ancora permettersi il tempo del dubbio o se, nell’era dell’urgenza e della manipolazione permanente, sia destinato a ridursi a pura tecnica di dominio.
La Grazia di Paolo Sorrentino e Le mage du Kremlin di Olivier Assayas, entrambi in programmazione a Ginevra, sono film da non perdere!


