Le rotte sommerse dei rifiuti: una lente per leggere le diseguaglianze

Le rotte sommerse dei rifiuti: una lente per leggere le diseguaglianze

Milioni di tonnellate di rifiuti salpano ogni anno dall’Unione Europea per angoli più o meno remoti del pianeta: perché? 

Perché il rifiuto rappresenta un costo per chi lo produce e una fonte di guadagno per chi lo gestisce. 

La produzione di rifiuti va di pari passo con il benessere, l’industrializzazione, il modello di sviluppo consumistico. A partire dagli anni ‘70 ed ‘80, in pieno boom economico, è letteralmente esplosa, facendo emergere con prepotenza l’esigenza di un modello di gestione sostenibile degli scarti. 

Alla fine degli anni ’80, infatti, risale la convenzione internazionale più importante in materia (Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento, siglata nel 1989, entrata in vigore nel 1992 e ratificata da 187 Stati), adottata con l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti, incoraggiarne un trattamento di prossimità, limitarne o inibirne le movimentazioni transfrontaliere grazie ad una serie di prescrizioni (tra cui, la previsione di un regime autorizzatorio e di obblighi informativi in base alle specifiche categorie di rifiuti, in particolare pericolosi) ai fini di una corretta – laddove possibile – esportazione (in particolare, verso spazi extra EU, EFTA e OCSE). 

Rifiuti: le soluzioni ” a buon mercato”

Corollario dell’adozione di parametri più stringenti a difesa di più alti standard ambientali (e di trasparenza), è stata la crescita dei costi di relativo recupero e smaltimento. Con la naturale (paradossale e logica allo stesso tempo) conseguenza di una ricerca sempre più raffinata – da parte dei produttori – di soluzioni « a buon mercato », tra cui – appunto – la movimentazione transfrontaliera verso Paesi con economie fragili. In più alti tassi di corruzione, debiti pubblici asfissianti, necessità di materie prime. 

Lungo i diversi flussi di esportazione, le tracce delle diseguaglianze ambientali sono man mano emerse nelle varie rotte verso mercati dove si sono registrate negli anni, minori soglie di sensibilità ecologica. ( Vedi Venezuela, Libano, Somalia, Nigeria, Romania, Turchia, Caraibi o, più di recente, Malesia, Indonesia, Vietnam, Cina, India). Immancabilmente, tra le onde di queste scie, si sono confuse (e si continuano a confondere) le impronte di condotte illecite di faccendieri di ogni risma. Specializzati nella simulazione di processi di trattamento dei rifiuti prima delle varie spedizioni (per il tramite di processi di falsificazione dei codici di cui all’Elenco Europeo dei Rifiuti, false fatturazioni, fittizie autorizzazioni o quant’altro). 

L’importanza dell’ambiente umano

In ogni caso, se le destinazioni possono cambiare con il mutare delle condizioni geopolitiche (ad esempio, la Cina ha inibito l’importazione di rifiuti dall’UE nel 2019), le diseguaglianze globali – e le movimentazioni transfrontaliere degli scarti – restano: a riprova che i rifiuti o – meglio, i loro percorsi – sono una lente per leggere il mondo e i suoi cambiamenti sociali ed umani, se è vero come è vero che “l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale” (Enciclica “Laudato si’ di papa Francesco, 2015). 

Nota: alcuni degli spunti di questo articolo sono tratti dal webinar Le rotte sommerse dei rifiuti. 

Redazione

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