
Monteverdi & Co al Grand Théâtre di Ginevra con l’Arpeggiata di Christina Pluhar.
La direttrice musicale e fondatrice dell’Ensemble l’Arpeggiata, Christina Pluhar, ha presentato al Grand Théâtre di Ginevra, per due uniche serate, il 6 e il 7 novembre, uno spettacolo barocco concepito intorno alle opere di Claudio Monteverdi e dei suoi contemporanei. La stessa direttrice è anche l’ideatrice di questo progetto artistico, che propone uno spettacolo elegante riunendo generi artistici diversi, pur mantenendo l’armonia dell’insieme. Costruito in sei parti – scena I (Prologo), La Morte; scena II, La festa di nozze di Orfeo ed Euridice; scena III, La morte di Euridice; scena IV, Orfeo all’inferno; scena V (Intermezzo), La Morte; scena VI, Il combattimento di Tancredi e Clorinda – lo spettacolo associa brani tratti da opere e compositori diversi per formare uno nuovo racconto, dove morte e amore rappresentano le due facce di una stessa medaglia.
Monteverdi & Co.
Al cuore di questa creazione è posto un dittico monteverdiano formato dalla scena della morte di Euridice dall’Opera Orfeo con il suo eco finale, Il Combattimento di Tancredi e Clorinda tratto dai Madrigali guerrieri e amorosi, su testo tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. In entrambi le storie, l’eroe uccide involontariamente la sua amante e nel prologo appare la Morte, come per preannunciare ciò che accadrà dopo. Accanto a questi due pezzi centrali, lo spettacolo propone opere sia strumentali che vocali scritte da compositori di grande rilievo nella storia della musica del primo barocco: Emilio de’Cavalieri (c. 1550-1602), Tarquino Merula (1595-1665), Giulio Caccini (1551-1618), Luigi Rossi (c.1597-1653), Lorenzo Allegri (1567-1648), Antonio Sartorio (1630-1680) e Pietro Andrea Ziani (1616-1684).
Grazia al complesso artistico riunito da Christine Pluhar – Julien Girardet (collaboratore alla regia), Chiara Mirabella (scenografia), Jean-Philippe Lagarde (luci), Bruno Fatalot (costumi), Alessandra Pescetta (creazione video), Marco Bendoni, Bruna Gondoni e Andressa Miyazato (coreografia e danza) – questo patchwork musicale diventa una tela sulla quale l’orchestra in fossa e gli artisti (cantanti e ballerini) sulla scena riescono compiutamente a dialogare.
La coesione scenico-musicale è sottolineata intelligentemente dalle immagini video, che utilizzate in modo efficace e senza prendere troppo spazio si sono rivelate indispensabili per creare il contesto narrativo e inserire i personaggi in un decoro adeguato. La sobria poeticità della messa in scena ha dato l’opportunità di esplorare maggiormente i rapporti spaziali della scena e le dinamiche tra i cantanti.
Voci straordinarie
Il cast vocale ci è sembrato equilibrato e vario nella scelta dei timbri. Ciò ha contribuito a rendere più chiara e personale l’identità di ogni personaggio. Il tenore messicano Rolando Villazón con la sua voce calda ha incarnato un Orfeo distinto e toccante, formando con la soprano Céline Sheen un perfetto binomio. Giuseppina Bridelli (mezzo-soprano) con la sua bellissima voce assicura una messaggera eccellente e siamo felici di poterla sentire di nuovo al Grand Théâtre di Ginevra dal 27 al 5 marzo 2023 per Il ritorno di Ulisse in Patria diretto da Fabio Biondi. Anche i ruoli meno esposti sono stati scelti con gusto (Benedetta Mazzucato/Ninfa; Cyril Auvity/Pastore, Spirito, Tancredi; Renato Dolcini/Pastore, Spirito), rendendo lo spettacolo musicalmente e scenicamente omogeneo e di grande qualità.
Siamo stati piacevolmente sorpresi dalla presenza del cantante Marco Beasley – che non era inserito nel programma stampato. La naturalezza della sua voce, l’intenzione espressiva, il modo di dire le parole e la sua carismatica presenza ha offerto un momento di grande emozione durante il prologo.

Il punto forte della serata è stato offerto dal controtenore Valer Sabadus con la sua personificazione della Morte. La sua entrata a passo lento all’inizio dello spettacolo con il viso truccato da sembrare un teschio, la sua corona di rami secchi e il lungo mantello viola, ha avuto un effetto ammaliante. La scelta molto fine e intelligente della regia è stata di farci aspettare quasi fino all’ultimo per farlo cantare. L’attesa ha reso l’impatto del suo intervento vocale ancora più forte, per il timbro particolare del controtenore che ha splendidamente interpretato l’aria “Dormite, o pupille” del compositore Pietro Andrea Ziani, il cui manoscritto è conservato alla biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Musica antica
Con semplici mezzi, Christina Pluhar e i suoi collaboratori hanno saputo creare uno spettacolo di qualità, coerente e affascinante. Le scelte estetiche fatte con buon senso hanno portato la musica del passato a rivelare la permanenza dell’arte. Come afferma Christina Pluhar nell’intervista con Christopher Park, collaboratore culturale al Grand Théâtre di Ginevra : « I dipinti antichi così come la musica antica ci rimandano in modo costante alla nostra propria realtà ».
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