
Tangentopoli: una rivoluzione mancata
Con l’arresto di Mario Chiesa a Milano, il 17 febbraio del 1992 inizia lo scandalo di “Tangentopoli”, secondo la definizione coniata dal giornalista Pietro Colaprico, all’epoca dei fatti inviato a Milano del giornale La Repubblica. Quel giorno Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio e dirigente del Partito Socialista milanese, veniva colto in flagranza di reato mentre intascava una tangente dall’imprenditore monzese Luca Magni, il quale stanco di pagare per ottenere appalti lo aveva denunciato ai carabinieri.
Quello che sembrava un caso isolato, al punto da indurre l’allora segretario del PSI Craxi a definire Chiesa “un mariuolo isolato”, darà vita ad un vero e proprio terremoto politico. Terremoto che spazzerà via un’intera classe dirigente, ponendo fine alla cosiddetta “Prima Repubblica” iniziata nel 1948.
In occasione del trentennale di Tangentopoli, Cultura Italia – associazione culturale con sede a Ginevra – ha voluto dedicare due puntate della sua trasmissione “Mezz’Ora Italia” (ogni domenica alle ore 11 su Radio Citè Genève 92.2) ai momenti più significativi di quella vicenda. Un qualcosa che, tra il 1992 ed il 1994, ha sconvolto gli equilibri politico-sociali del nostro Paese.

Quali sono gli aspetti più significativi emersi dalla nostra ricostruzione del racconto di Tangentopoli?
Innanzi tutto, il fenomeno della corruzione e delle tangenti nella pubblica amministrazione e in ambienti politici, per quanto generalizzato (solo nel 1992, alle Camere sono pervenute dalle procure qualcosa come 619 richieste di autorizzazioni a procedere), non basta da solo a spiegare l’effetto devastante dell’inchiesta di “Mani Pulite”. La dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine degli equilibri geopolitici instauratisi in Europa dopo la fine del secondo conflitto mondiale hanno contribuito in maniera determinante ad accelerare la fine di un sistema di potere, privato ormai degli alibi (e delle protezioni) della “guerra fredda”. La difesa del sistema da parte dei partiti tradizionali, tra l’altro poco convinta con la sola eccezione di Bettino Craxi, durerà solo pochi mesi. Nell’estate del 1993, il collasso del sistema è ormai evidente.
L’inchiesta e le stragi di mafia
Parallelamente alle inchieste sulla corruzione, l’attacco della mafia allo Stato – con le stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992 e gli attentati a luoghi simbolici della cultura italiana come gli Uffizi e la Basilica di San Giovanni Laterano del 1993 – gettano ombre inquietanti sui legami tra settori deviati delle istituzioni e la malavita organizzata. Relazioni pericolose che Pier Paolo Pasolini aveva evocato già nel novembre del ’74 nel celebre articolo “Che cos’è questo golpe?” apparso sul Corriere della Sera: “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato ‘golpe’… Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969… Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione… Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi…” “Petrolio” dello stesso Pasolini, romanzo in cui si parla di tentativi di golpe, servizi deviati e collusioni tra Stato e mafia, verrà pubblicato, postumo ed incompleto, proprio nel ’92. Coincidenze… o destino…? direbbe Jovanotti. …Tragico, aggiungiamo noi.
Un fenomeno tutto italiano
L’ultima considerazione riguarda il tentativo di tracciare un bilancio complessivo del fenomeno di Tangentopoli. Nonostante una “guerra” durata trent’anni, le classi dirigenti succedutesi in Italia non sembrano aver avuto il coraggio di affrontare in maniera organica il problema della corretta articolazione delle relazioni tra politica, magistratura e stampa, tre componenti fondamentali nella vita democratica di un Paese. Con il risultato di non aver risolto ancora oggi problemi strutturali come la corruzione in politica e nella pubblica amministrazione, la politicizzazione dell’azione di alcuni magistrati e la gogna mediatica (oggi anche social) riservata agli indagati.
Potete riascoltare le puntate della trasmissione Mezz’Ora Italia dedicate a Tangentopoli collegandovi alla pagina web della trasmissione sul sito di Radio Cité Genève.
Andrea Piergentili e Massimo Vittori
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