Lavoro a Ginevra e l’arte del «copinage»: senza una rete non si va da nessuna parte?

Lavoro a Ginevra e l’arte del «copinage»: senza una rete non si va da nessuna parte?

In Italia si chiamava, e talvolta si chiama ancora, «raccomandazione». A Ginevra si preferiscono parole decisamente più eleganti: réseau, networking, réseautage. Nei casi meno edificanti compare persino il termine copinage, l’amichettismo. Cambia il vocabolario, ma la domanda resta: per trovare lavoro a Ginevra bastano competenze ed esperienza oppure bisogna conoscere qualcuno?

La risposta non può essere semplicistica. Non esistono elementi per sostenere che il mercato ginevrino sia dominato dal favoritismo. È però innegabile che una parte delle assunzioni avvenga attraverso reti professionali, candidature spontanee e contatti diretti.

Il fenomeno non è nuovo: persino un dibattito del Grand Conseil ricordava già anni fa che molte imprese non ricorrono necessariamente a un annuncio pubblico, preferendo candidature spontanee, dossier già ricevuti o reti professionali e familiari.

Il mercato nascosto del lavoro

È il famoso marché caché de l’emploi, il «mercato nascosto del lavoro», nel quale possono assumere un peso determinante reti informali di varia natura — professionali, universitarie, religiose o riconducibili a circoli più o meno chiusi ed esclusivi. Si tratta di posti che esistono realmente, ma che il candidato comune spesso non vede mai comparire sui principali portali di ricerca del lavoro.

È proprio qui che si pone il delicato problema dell’uguaglianza delle opportunità. Chi dispone di una rete solida può venire informato in anticipo dell’apertura di una posizione, essere segnalato o presentato alla persona giusta, oppure semplicemente essere invitato a inviare il proprio curriculum nel momento più opportuno.

Chi, invece, non dispone di simili relazioni può vantare qualifiche eccellenti, una lunga esperienza professionale e un curriculum di prim’ordine, e tuttavia trascorrere mesi davanti allo schermo del computer inviando candidature che, troppo spesso, non conducono neppure a un colloquio.

Segnalazione o raccomandazione?

Naturalmente una segnalazione non equivale automaticamente a una raccomandazione. Un professionista che suggerisce a un’impresa il nome di un collega competente svolge una funzione perfettamente normale. Ma il confine fra networking e cronyism diventa sottile quando l’appartenenza alla rete conta più delle competenze o quando un posto sembra essere stato costruito intorno a un candidato già individuato.

Annunci veri e annunci «di forma»

Esiste poi un’altra domanda scomoda: tutti i posti disponibili vengono realmente pubblicizzati?

No, perché l’obbligo federale di annunciare i posti vacanti non riguarda indistintamente tutte le professioni. Si applica alle categorie professionali nelle quali il tasso medio nazionale di disoccupazione raggiunge almeno il 5%. Nel 2026 l’elenco si è ulteriormente ampliato, includendo nuovamente, fra gli altri, addetti alle pulizie e cuochi.

Per i posti soggetti all’obbligo esiste inoltre un vantaggio importante per gli iscritti agli ORP: l’offerta viene pubblicata su Job-Room e rimane per cinque giorni lavorativi accessibile ai candidati registrati prima di poter essere diffusa attraverso altri canali. (ge.ch) È una forma concreta di protezione dei disoccupati residenti e dimostra che il sistema possiede strumenti tutt’altro che irrilevanti.

Ma resta una vasta zona del mercato nella quale il reclutamento segue altri percorsi. Ed è proprio qui che il réseautage diventa decisivo.

Ginevra, un mercato piccolo ma internazionale

Ginevra presenta inoltre caratteristiche particolari. È un mercato piccolo geograficamente ma straordinariamente internazionale, nel quale competono residenti, confederati, frontalieri e candidati provenienti dall’estero. Nel 2025 il Cantone contava circa 427.700 posti di lavoro, a fronte di 243.000 residenti attivi e circa 184.000 lavoratori da reperire al di fuori della popolazione attiva residente. (ge.ch)

In un simile ambiente, il curriculum inviato anonimamente rischia facilmente di diventare uno fra centinaia. Una conoscenza professionale capace di mettere il candidato in contatto con la persona giusta assume quindi un valore enorme.

E l’OCE? Disoccupazione a Ginevra e ruolo dell’Office cantonal de l’emploi

Qui si pone inevitabilmente la questione dell’Office cantonal de l’emploi (OCE). È ancora efficace? Riesce veramente ad aiutare il disoccupato ginevrino a ritrovare un posto oppure finisce troppo spesso per amministrare la disoccupazione anziché risolverla?

I numeri mostrano un’istituzione sottoposta a una pressione notevole. Nel luglio 2026 il tasso di disoccupazione ginevrino è salito al 5,1%, contro il 4,2% del 2024, con una media di 17.286 persone in cerca di lavoro. Ogni consulente seguiva mediamente 151 dossier e nell’anno sono stati effettuati 127.600 colloqui.

Centocinquantuno dossier per consulente fanno inevitabilmente sorgere una domanda: quanto può essere realmente personalizzato l’accompagnamento? L’OCE sembra esserne consapevole. Nel 2026 ha annunciato una strategia imperniata proprio sulla personalizzazione del seguito, sul rafforzamento dell’occupabilità, sull’uso di nuovi strumenti — compresa l’intelligenza artificiale — e su una collaborazione più stretta con le imprese, prevedendo anche sedici consulenti supplementari.

E sarebbe ingiusto sostenere che il sistema non produca risultati. In un sondaggio SECO condotto presso 415 imprese ginevrine, l’84% giudicava professionale il sostegno della Direction employeurs; il 75% aveva ricevuto proposte di candidati per posti sottoposti all’obbligo di annuncio e il 55% dichiarava di avere già assunto almeno un candidato proposto attraverso questo meccanismo.

Il problema è piuttosto un altro: l’OCE deve confrontarsi con un mercato del lavoro nel quale una quota importante delle opportunità nasce prima dell’annuncio pubblico. Per questo non basta insegnare al disoccupato a scrivere meglio il curriculum o imporgli un determinato numero di candidature — l’OCE richiede almeno dieci ricerche mensili documentate. (ge.ch) Occorre aiutarlo a entrare nelle reti professionali dalle quali rischia altrimenti di rimanere escluso.

Aprire le reti, non demonizzarle

Ed è forse questa la sfida principale. Il réseautage non deve essere demonizzato: una rete professionale è una componente normale di qualsiasi economia avanzata. Ma quando diventa una condizione quasi indispensabile per accedere alle opportunità, rischia di trasformarsi in una barriera invisibile.

Il vero obiettivo dovrebbe quindi essere rendere le reti più aperte, gli annunci più trasparenti e il rapporto fra imprese e disoccupati più diretto. L’OCE potrebbe diventare sempre più un costruttore di questi collegamenti: incontri mirati con le aziende, job dating, programmi di mentoring, accesso alle associazioni professionali e accompagnamento differenziato per i quadri e i professionisti altamente qualificati.

Perché il paradosso ginevrino è proprio questo: in una delle città più internazionali del mondo, si può avere un eccellente curriculum, parlare tre o quattro lingue e possedere vent’anni di esperienza, ma sentirsi ripetere ancora una volta la stessa domanda:

«Vous avez un réseau à Genève?»

Se la risposta negativa diventa un ostacolo più importante della mancanza di competenze, allora il réseautage ha smesso di essere semplicemente uno strumento professionale. E il vecchio copinage, cacciato dalla porta, rischia di essere rientrato dalla finestra con un nome molto più elegante.

Redazione

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