Cineclub di Ginevra: “La leggenda del pianista sull’Oceano”

Cineclub di Ginevra: “La leggenda del pianista sull’Oceano”

Il cineclub dell’Università di Ginevra propone per la riprese delle attività culturali di questa primavera una serie di film dove la musica è al centro del racconto, e in particolare il pianoforte, strumento che, tre secoli dopo la sua nascita, continua ad affascinare. Da Haydn e Mozart ai giorni d’oggi, il pianoforte ha un posto unico nella storia della musica e conquista al cinema una posizione di primo piano diventando quasi un simbolo, grazie alle sue grandi qualità espressive capaci di evocare i più diversi affetti ma anche per la sua presenza come oggetto.

Ennio Morricone in un’intervista con il regista Giuseppe Tornatore, con il quale ha collaborato su diversi film (Nuovo cinema Paradiso, 1988; Una pura formalità, 1994; L’uomo delle stelle, 1995; La leggenda del pianista sull’Oceano, 1998; Malèna, 2000;La sconosciuta, 2006; Baarìa, 2009; La migliore offerta, 2013), torna su un aneddoto che riguarda una scena del film La leggenda del pianista sull’oceano e di come ha ideato la musica per rappresentare lo stato d’animo del protagonista:

“Novecento era alle prese con un sentimento che non capiva, qualcosa che strideva con l’equilibrio della sua consueta esistenza. Allora scrissi un pezzo che iniziava con un pianoforte solo. In quel semplice pianoforte, al terzo suono avevo sistemato una dissonanza fastidiosa, era in un arpeggio semplice, tonale, ma era come un dito messo male, che involontariamente sbaglia la nota e provoca un doppio tasto dissonante. Nel suo procedere ostinato il pianoforte ripeteva quella dissonanza. Era la prima volta che inserivo una nota stonata in un normale accordo tonale. Una stonatura che rappresentava lo stato d’animo del protagonista in quel momento della sua vita. Si era innamorato, per la prima volta.”

Nell’ambito del ciclo “piano & cinema” del cineclub di Ginevra, si potrà vedere o rivedere il 7 giugno alle 20h all’Auditorium Arditi, questo bellissimo film di Giuseppe Tornatore con la musica del celebre Ennio Morricone. Il film ottenne nel 1999 il David di Donatello per il migliore regista (G. Tornatore), la migliore fotografia (L. Koltai), il migliore scenografo (F. Frigeri), la migliore costumista (M. Millenotti) e la migliore musica per Ennio Morricone che vincerà l’anno successivo anche il “Best original Score” dei Golden Globes (USA).

Il film, tratto dal libro Novecento di Alessandro Baricco, si svolge all’interno di una nave, il “Virginia” agli albori del ventesimo secolo, periodo che vede nascere il jazz. Il protagonista principale, interpretato da Tim Roth, è un pianista virtuoso che malgrado le geniali capacità musicali e le sollecitazioni esterne non riuscirà mai a lasciare la nave nella quale è cresciuto. Il musicista, a cui avevano dato il nome del secolo che l’aveva visto nascere, “Novecento”, vive al ritmo della musica. La sua storia viene raccontata dal suo grande amico e trombettista Max Tooney con il quale aveva suonato per molti anni sul “Virginia”.

Le musiche di Ennio Morricone

Ennio Morricone è stato tra i compositori più richiesti del cinema, anche se conservò durante tutta la sua vita, l’ambizione di scrivere musica “seria” e di essere riconosciuto anche al di fuori delle sue opere cinematografiche. In effetti, Morricone studiò composizione al conservatorio di Santa Cecilia di Roma con Goffredo Petrassi, uno dei grandi rappresentati della vita musicale italiana. L’interesse per la musica del passato del suo maestro ebbe su Ennio Morricone un grande impatto. Per lui, studiare la composizione significava “rifare la storia intera della musica. Partire cioè dagli inizi della polifonia per arrivare ai nostri giorni, fino a Stravinskij e oltre” e questo approccio storico lasciò un’impronta decisiva sulla creazione musicale di Morricone. “Qualcosa rimane per forza di questa esperienza. Poi è difficile quantificare, fissare la percentuale di ciò che ti resta dentro…”

La contaminazione nella sua musica di elementi musicali diversi tra loro, avvolte estranei alla musica classica ha dato l’opportunità a Morricone, in alcuni film, di sperimentare varie possibilità, trovando nuove soluzioni e riuscendo a ottenere risultati innovativi.

Da dove viene questa sua attitudine ad associare campi tradizionalmente separati e che vengono ad alimentare, in modo perfettamente organico le sue opere originali?  

Musicista eclettico, Morricone è stato attivo, sin dall’inizio in diversi ambiti. Le sue doti di arrangiatore lo hanno portato a collaborare con i grandi nomi della varietà italiana, ricordiamo la bellissima canzone “Se telefonando” interpretata da Mina, ma anche con famosi musicisti jazz come lo dimostra la sua partecipazione al album del cantante e trombettista Chet Becker “Chet is Back”. Assimilando esperienze musicali molto varie, Morricone nutre la sua creatività e forgia il suo proprio stile.

Il caso della leggenda del pianista sull’oceano è particolarmente interessante sotto questo aspetto perché mostra come lo stile tipicamente ibrido di Ennio Morricone offra soluzioni musicali inedite contribuendo anche in modo originale alla drammaturgia delle scene. La colonna sonora recupera colori, ritmi e armonie della musica jazz mescolandosi alle bellissime melodie e all’orchestra di Morricone e costituisce una parte fondamentale del film rispecchiando anche il contesto sociale e l’epoca in cui la storia si svolge. Ennio Morricone diceva di questo film che è stato tra i “più complicati e preoccupanti” da comporre, un film “tosto, quasi un musical”.

Non lasciatevi scappare l’occasione di ammirare su grande schermo, al cineclub di Ginevra, il bellissimo film di Tornatore e Morricone, che ci mette davanti alla potenza della musica, unica compagna nella vita solitaria e confinata di “Novecento” che darà alla vostra serata un pizzico di bellezza e di poesia.

Tutte le informazioni le potete trovare qui: https://www.unige.ch/dife/culture/cineclub/piano/leggendda

Maria Irene Fantini

Appassionata di arte, teatro e musica, studia pianoforte con Luis Ascot e canto lirico con Isabel Balmori-Martin al conservatorio di Ginevra. Successivamente ottiene un Master of Arts in vocal performance alla Haute Ecole de Musique de Lausanne, nella classe di Frédéric Gindraux. Come mezzosoprano e contralto ha eseguito lo Stabat Mater di Pergolesi al festival « Les transeuropéennes de Rouen » e presso le « Nuits baroques » de Touquet, il Gloria di Vivaldi e il Magnificat di J.S. Bach al « Festival Bach » di Lutry. Insieme al clavicembalista Paolo Corsi e il suo ensemble “Le Harmoniche Sfere”, ha ideato e presentato in concerto il programma La Serenissima con musiche vocali e strumentali del barocco veneziano, concerto registrato dalla dalla RTS-Espace 2. Desiderosa di approfondire le sue conoscenze umanistiche, prosegue gli studi e consegue il Master di Musicologia dell’Università di Ginevra con un lavoro di ricerca su poesia e vocalità in Ottorino Respighi.

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