Colella: un nome, una storia italiana.

Colella: un nome, una storia italiana.

La Città di Aosta ha un centro storico costellato di botteghe artigiane e negozi introvabili altrove. Uno di questi negozi è Colella, al civico 9/a della via Vevey. Colella è un negozio specializzato in utensili e macchine per la cucina, sia per i privati che per i professionisti della ristorazione. Ad Aosta c’è il negozio storico di cui sopra e il flag store Rumori in Cucina, al civico 83 della via Sant’Anselmo, e quello gemello a Treviso, in Veneto, al civico 11 del Quartiere Latino.

Colella, una storia italiana

Beppe Salussoglia, managing director di Colella, ci accoglie cordialmente illustrandoci la storia di uno dei prestigiosi marchi in vendita nel loro negozio: Berkel. L’azienda ultracentenaria Berkel, per chi come chi scrive è un appassionato di salumi d’eccellenza, rappresenta il non plus ultra delle affettatrici. Come scordarsi il glorioso Modello 21 degli anni ’50 del secolo scorso nella Trattoria Belvedere della Famiglia Lodigiani a Statto di Travo (Piacenza)? Il Modello 21 veniva anche definito ‘’La Perfetta’’. Con questo modello Berkel raggiunse la perfezione nella concatenazione meccanica, negli scorrimenti e nella precisione di taglio. Lo stupore dei bambini nel percepire il profumo dei salumi in fase di taglio e la rotazione del volano che veniva girato dal salumiere è un ricordo che suscita ancora una certa emozione nei lettori che quell’epoca l’hanno vissuta in prima persona.

Il movimento silenzioso della Berkel e quel colore rosso caldo, quasi bordeaux, non passavano e non passano certo inosservati. Il “rosso Berkel”, poi, è ormai entrato nel pànteon dei rossi famosi come, per esempio, il “rosso ALFA-Romeo” e il “rosso Ferrari”. Le finiture artigianali e i dettagli curatissimi, nonché la precisione nel taglio e la longevità della macchina, ne facevano un must per ristoratori e salumieri.

Da       qualche anno, il marchio olandese-italiano è di proprietà dell’azienda lombarda Rovagnati, storica produttrice del prosciutto cotto Gran Biscotto e di altri prelibati salumi. Rovagnati, ha persino lanciato una linea elettrica, affidabile, elegante e dal prezzo relativamente contenuto, ma prodotta all’estero. I modelli classici a volano, invece, sono ancora prodotti in Italia.

Salussoglia, ha anche una collezione di Berkel d’epoca da fare invidia a un museo: una trentina di pezzi di grande valore e di notevole importanza storico-industriale per i brevetti originali e l’esclusività di alcuni modelli, che spaziano dai primi anni alla seconda metà del XX secolo. Quando si ha davanti agli occhi un’affettatrice Berkel, non si può restare indifferenti a tanta bellezza stilistica e a tanti accorgimenti tecnologici per facilitare il lavoro del salumiere e del ristoratore; per esempio, il Modello 20, la “Staccafette” con il sistema meccanico che prende la fetta e la posa direttamente sul vassoio, detta anche il “Rolex delle Berkel”.

L’analogia con l’orologeria è legata alle complicazioni meccaniche del Modello 20. La rotazione del sistema per staccare le fette, in fase di taglio, è seducente non solo alla vista, ma anche per il suono che emette in fase di utilizzo. Il Modello B, detto anche “Indianina” in tributo alla sua terra d’origine, è invece il più piccolo esemplare d’affettatrice prodotto dalla Berkel agli inizi del ‘900 negli Stati Uniti, per il mercato interno, nello Stato dell’Indiana, nella città di La Porte (il volano riporta, infatti, la scritta “Berkel, La Porte, Ind.”). Infine, ma non in ordine d’importanza, tra le numerose chicche della collezione svetta l’unicità del rarissimo Modello 50 dal fascino senza tempo, insieme al Modello L dei primi del ‘900 usato allora per il taglio di pezzature di carne.

Lo stupore nel rendersi conto che dopo un accurato restauro questi esemplari siano all’altezza, talvolta con cento anni alle spalle, di funzionare alla perfezione e di conferire unicità ai luoghi e ai loro utilizzatori crea quella consapevolezza che siano un patrimonio da tutelare. Come sostiene Salussoglia, “una Berkel è un bene che non si possiede, ma che si tramanda di generazione in generazione”, alla stregua, quindi, di un orologio Patek Philippe. Infatti, il manager d’origine vercellese ha già assegnato alle sue nipotine di 5 e 1 anni alcuni esemplari di cui potranno beneficiare a tempo debito.

Oreste Foppiani

Oreste Foppiani è Visiting Professor presso il Dipartimento di Scienza Politica e Relazioni Internazionali della Lviv Polytechnic National University. Ha insegnato o diretto progetti di ricerca in diversi atenei tra Ginevra, Milano, Firenze, Tokyo, Washington e New York. Membro dell'Association Genevoise des Journalistes (RP Impressum) e dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna (2004-2018), è stato corrispondente permanente di Libertà presso l'ONU di Ginevra dal 2008 al 2016.

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