I falsi invalidi non rubano soltanto allo Stato

I falsi invalidi non rubano soltanto allo Stato

La crisi economica innescata dalla pandemia di COVID-19 ha costretto i governi di tutto il mondo a sostenere le economie reali con ingenti iniezioni di liquidità, in supporto a famiglie e imprese. Questi benefici hanno consentito di ridurre l’impatto negativo della crisi, che altrimenti avrebbe avuto un costo economico e sociale ben più alto. In questi periodi storici, quando le maglie dei sostegni si allargano, è semplice che qualcuno possa approfittare di rendite che non avrebbe dovuto ricevere. Come i falsi invalidi. E non solo.

La Guardia di Finanza italiana ha recentemente stimato che sommando i compensi di chi intasca pensioni di invalidità senza averne diritto, chi continua a incassare la pensione di parenti defunti, o chi percepisce il reddito di cittadinanza o altre forme di sostegno al reddito pur continuando a lavorare in nero (o addirittura essendo membro attivo di organizzazioni criminali), si arriva alla cifra mostruosa di 15 miliardi di euro.

I falsi invalidi: la situazione Svizzera

Anche la Svizzera non è da meno. Non si contano gli scandali di presunti invalidi che hanno inoltrato alla propria compagnia di assicurazione una domanda per beneficiare di una rendita per invalidità. Non sorprende osservare un accanimento nei confronti di questi furbi, che sono spesso segnalati anonimamente da altri cittadini nel caso sembrino più attivi di quanto ci si aspetta da un invalido. Può accadere, tuttavia, che questo accanimento non sia sempre giustificato. Anzi induca le compagnie assicurative a rendere eccessivamente complicate le pratiche di accesso a questi sussidi, o addirittura a pedinare indiscriminatamente le attività di un beneficiario.

A questo proposito, il Tribunale Federale ha sancito con una recente sentenza, scritta sulla base dell’orientamento giuridico della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che il controllo delle attività di un sospettato possa avvenire soltanto in luoghi visibili al pubblico. Questo tipo di restrizione dovrebbe almeno evitare di ledere oltremodo la privacy altrui.

Questo clima di sospetto che spesso si aggira intorno agli invalidi non è nuovo.

Negli Stati Uniti, che per primi hanno formalmente riconosciuto nel 1990 diritti amministrativi “speciali” alle persone con disabilità con l’Americans with Disabilities Act voluto fortemente dal presidente George H.W. Bush, si è fatto esplicitamente riferimento a “categorie amministrative speciali.”

In sostanza, questa riforma ha di fatto formalizzato una forma di “privilegio giuridico” al quale queste categorie potevano avere accesso. Possono infatti ricevere compensazioni dirette (per esempio, sussidi o esenzione dal lavoro) o indirette (per esempio, quota assunzioni nelle imprese private o pubbliche).

Nel contesto della pandemia che stiamo vivendo, questi privilegi hanno consentito a chi ne aveva formalmente diritto a non utilizzare le mascherine. Ma anche ad accedere per primi alla vaccinazione, o a continuare a lavorare in forma remota.

“La frode dei falsi invalidi”

Non sorprende, dunque, che questi “trattamenti speciali” inducano l’uomo della strada a guardare alle persone con disabilità con sospetto, che gli americani chiamano paura della Disability Con; cioè, la frode o malefatta dei disabili. Non è un fenomeno da trascurare. Un recente studio di Doron Dorfman, pubblicato sulla Law and Society Review, stima che circa il 60% degli americani abbia dubbi sulla bontà dei contributi versati agli invalidi o presunti tali, e che tale percezione distorta si applichi anche a forme di invalidità più visibili.

Sorprendentemente, lo studio riporta che questo stereotipo negativo sia più forte tra persone che sono a contatto diretto con persone disabili. O addirittura siano disabili che soffrono di questo stesso stereotipo. Quando allo stigma sociale già esistente nei confronti di chi è stato meno fortunato di altri si aggiunge anche il sospetto della fraudolenza. I veri invalidi possono trovarsi davanti una barriera invisibile che inibisce la loro capacità di chiedere aiuto per evitare di essere additati come truffatori.

Purtroppo, scoprire le truffe è molto complicato. Ma è bene ricordare che, come per altri reati, non è logicamente corretto estendere a un’intera categoria il comportamento scorretto di pochi. Quanto una società sia capace di sopportare queste truffe per consentire a chi ne ha davvero bisogno di beneficiare dei diritti resta un quesito politico. Ma il dibattito a riguardo non può ignorare gli effetti negativi psicologici ed economici che questo clima di tensione può creare su chi invalido lo è davvero.

Marcello Puca

Marcello Puca è un economista, ricercatore presso l'Università degli studi di Bergamo, per l'Università della Svizzera Italiana e la Webster University di Ginevra. Si è formato all'Università degli studi di Napoli Federico II e presso la Toulouse School of Economics. Si occupa di microeconomia applicata, economia pubblica, ed economia delle istituzioni.

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