Reality: spettacolo italiano a Ginevra

Reality: spettacolo italiano a Ginevra

Sarà in scena fino al 30 marzo lo spettacolo Reality, ideato e interpretato da due travolgenti attori italiani: Daria Deflorian e Antonio Tagliarini. Hanno di recente incantato il pubblico ginevrino con uno spettacolo alla Comédie, liberamente ispirato al film Ginger e Fred di Fellini.
Tornano a Ginevra, tornano al Grütli, dove sono già stati ospiti con lo spettacolo ” Quasi niente”.
Portano in scena Reality, il racconto di une donna polacca che annotava tutto ciò che succedeva durante le sue giornate. Gli spettacoli di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini marcano il pubblico per la loro disarmante semplicità e per la loro profonda sensibilità.

Li abbiamo incontrati alla vigilia del loro debutto.

Di cosa parla lo spettacolo Reality?

Janina Turek, una normale casalinga di Cracovia registra, annota su dei quaderni tutti quei piccoli gesti quotidiani che non lasciano traccia nella nostra memoria. Lo fa ogni giorno, per più di cinquant’anni: perché? Questo è stato l’inizio del viaggio.

Quello che ci ha messo uno strano brivido addosso nello scorrere i diari di questa donna è che non è un’opera artistica, non è stata fatta in alcun modo per un pubblico, è sempre stata tenuta nascosta a tutti.  Alla sua morte, Janina muore di infarto per strada, sua figlia Ewa deve svuotare la casa della madre a via Parkowa e trova pile di quaderni in un armadio.  Li porta a casa.  Nessuno ne conosceva l’esistenza.

748 quaderni scritti tutti i giorni, senza interruzioni

Stessa calligrafia, dal 1943 al 2000. Anni difficili per il suo paese, la Polonia. La guerra, l’occupazione nazista, il blocco sovietico, le manifestazioni di Solidarnocść, arresti e controlli della polizia per reprimere ogni resistenza anticomunista, il paese sull’orlo del collasso economico, la caduta del muro di Berlino. Tutti i grandi eventi sono sullo sfondo, in primo piano quei piccoli gesti quotidiani che sono lo scheletro di ogni giornata, di una vita.

 Che messaggio vuole offrire?

Lo spettacolo lascia aperte tutte le risposte possibili alla vicenda di questa donna. Le domande sono state le nostre, cercando di non “definire” le scelte di Janina Turek una volta per tutte. Noi stessi dopo una lunga ricerca abbiamo smesso di cercare di capire il perché di tutta questa opera che potremmo definire “inutile”, per farci avvolgere dal mistero dell’esistenza umana, della sua fragilità, della sua unicità. E non consideriamo un caso aver scoperto questa vicenda attraverso uno scrittore che si occupa di reportage storici, ed in particolare di microstoria Mariusz Szczygiel.

La vita quotidiana, i piccoli gesti che facciamo spesso inavvertitamente sono la spina dorsale della nostra vita, ci raccontano e raccontano il nostro presente storico. Vedere in questi giorni tra le infinite immagini del conflitto russo/ucraino il video di una donna che nella metropolitana di Kiev diventata un rifugio, si pettina a lungo i capelli ci ha fatto pensare inevitabilmente alla protagonista di questo nostro spettacolo.

Reality, una storia di umanità

Come scegliete i soggetti dei vostri spettacoli?

Ogni spettacolo ha una sua storia particolare in questo senso, ma sicuramente le scelte che fin qui abbiamo fatto hanno a che fare con due tensioni entrambe forti e contrarie. Da una parte una sonda che scava dentro questioni intime e personali e dall’altra un radar che ci rende vigili al mondo e ai suoi movimenti. E’ come se le scelte cadessero sempre su oggetti/soggetti che rispecchiano entrambe, anche se spesso in maniera inizialmente misteriosa, queste due tensioni. I nostri lavori hanno a che fare con l’intimità, il piccolo, il marginale, ma allo stesso tempo il nostro tentativo è sempre quello di parlare anche di una dimensione collettiva e politica.

Mi raccontate brevemente la vostra storia, come siete nati e il vostro lavoro?

Ci siamo conosciuti 15 anni fa, il nostro primo lavoro è stato Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch del 2008 e da allora non ci siamo più fermati. Questa collaborazione ha dato alla luce diversi progetti, spettacoli, site-specific e sia insieme che individualmente continuiamo a interrogarci sull’arte scenica, sullo spettacolo dal vivo e su cosa vuol dire fare arte, oggi. Ogni nostro progetto nasce da una indagine lenta e profonda sulle figure che scegliamo e sullo sfondo storico in cui queste figure sono inscritte.

Partiamo spesso da figure marginali, degli anti-eroi, che però hanno il coraggio di scelte che ci sembrano a nostro modo eroiche. Accanto alle storie, alle figure che scegliamo ci siamo noi due. Questo confine è molto sottile ma allo stesso tempo netto, preciso. Ci mettiamo nei loro panni, ci immedesimiamo nelle loro stesse tragiche domande. Domande importanti, etiche, esistenziali, politiche che vogliamo condividere con il pubblico. C’è sempre una grande attenzione allo spazio, alla scrittura, alla presenza dell’attore, alla relazione con il pubblico che costituiscono elementi fondanti della nostra ricerca.

Due artisti fuori dagli schemi

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini sono autori, registi e performer. Il primo lavoro nato dalla loro collaborazione è del 2008, Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch. Nel 2009 hanno portato in scena un lavoro liberamente ispirato alla filosofia di Andy Warhol, from a to d and back again. Tra il 2010 e il 2011 hanno lavorato al “Progetto Reality” che, a partire dai diari di una casalinga di Cracovia, ha dato vita a due lavori: l’installazione/performace czeczy/cose (2011) e lo spettacolo Reality  (2012), lavoro per il quale Daria Deflorian ha vinto il Premio Ubu 2012 come miglior attrice protagonista. Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni con la collaborazione di Monica Piseddu e Valentino Villa ha debuttato l’anno successivo al Romaeuropa Festival di Roma. Lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2014 come miglior novità italiana e nel 2016 il Premio della Critica come miglior spettacolo straniero in Quebec, Canada.

Continuano da anni il loro lavoro con impegno e passione. E offrono agli italiani a Ginevra un’intensa opera che mette in evidenza tuta la loro bravura.

Tutte le info sono qui.

Paola Proietti

Romana, classe ’77, giornalista professionista dal 2008, ha lavorato per radio, televisione, web e anche la vecchia carta stampata. Conduttrice, redattrice, speaker, ghost-writer, ha avuto esperienze anche come addetto stampa e organizzatrice di eventi. Dal 2014 è reporter freelance e videomaker. Adora il giornalismo d’inchiesta, tanto che nel 2005 ha vinto il premio ILARIA ALPI per aver portato alla luce un giro di doping in una società di ciclismo giovanile. Da sette anni vive in Svizzera, dove opera principalmente come giornalista e video maker per testate web. E’ mamma di due bambine e organizza eventi culturali con il Gruppo genitori Ginevra.

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