Con Mario Draghi al timone dell’Italia ci guadagna tutta l’Europa

Con Mario Draghi al timone dell’Italia ci guadagna tutta l’Europa

Da quando lo scorso febbraio il presidente Sergio Mattarella, ha incaricato il professor Mario Draghi di formare un nuovo governo, la maggior parte dei cittadini e degli imprenditori italiani lo sostengono. Senza indugi. I livelli di spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani sono al livello più basso da cinque anni a questa parte. L’amministratore delegato di Banca Intesa, Carlo Messina, ha affermato che Draghi è un leader superlativo non solo per l’Italia, ma per il mondo intero.

Il sostegno degli italiani

Secondo un recente sondaggio effettuato da Index Research, il 61.4% dei cittadini italiani sostengono e approvano il governo di “Super Mario”. Tuttavia, l’ambiente politico della Penisola è noto per essere un campo minato. Pertanto, molti analisti politici e finanziari restano scettici sul risultato finale dei primi cento giorni del nuovo governo. Inoltre, temono che il governo dell’ex governatore della Bce possa durare troppo poco: la durata media di un governo italiano è di circa 14 mesi.

A mio avviso, due ragioni mi portano a credere che il salvatore dell’euro starà almeno un anno a Palazzo Chigi. Quest’anno, con Mario Draghi al timone dell’Italia, si vedranno delle conseguenze positive:

1) Dato il sostegno importante dei cittadini italiani (61.4%), i politici di mestiere possono solo seguire i loro concittadini per la sola ragione di cavalcare quest’onda di consensi. Ovviamente, l’ossimoro dell’alleanza Lega-M5S, già testata nel governo Conte Primo nel 2018–2019, potrebbe saltare in aria, ma il presidente del consiglio ha i mezzi e la capacità per tenerli insieme. Più difficile sarà tenere a bada le frizioni interne al Partito Democratico.

2) Secondo il presidente di Société Générale Lorenzo Bini Smaghi, il risultato migliore di Draghi come banchiere centrale non fu affermare la famosa frase “Whatever it takes” (a qualunque costo) per salvare l’euro, ma convincere Angela Merkel a non ostacolarlo e addirittura a sostenerlo. Questo dimostra che è anche un abile politico.

Mario Draghi, una “buona cosa” per l’Europa

Anche se non fossi d’accordo con Carlo Messina sul fatto che il premier italiano sia una buona cosa per il mondo intero, sarei però certamente d’accordo che sia una buona cosa per l’Europa. Di solito, l’UE è guidata dal tandem franco-tedesco. Ora che Draghi è al timone dell’Italia, avremo un equipaggio formato da Berlino, Parigi e Roma che remeranno verso la stessa direzione; cioè, verso un’Unione più forte e più presente negli stati membri.

Ad ogni modo, bisogna tenere presente che Janet Yellen (che sta prevedendo il pieno impiego non più tardi del 2022 grazie al piano di stimolo economico da circa 2 trilioni di dollari), Jay Powell e Christine Lagarde sono più o meno sulla stessa linea di pensiero.

Governi e banche centrali stanno lavorando fianco a fianco come mai prima d’ora per assicurarsi che gli stimoli monetari e fiscali saranno presenti fino a quando ce ne sarà bisogno e saranno tolti gradualmente al fine di evitare gli errori del passato. Helge Braun, capo della cancelleria tedesca e braccio destro di Angel Merkel, è pure lui a favore dei suddetti incentivi. Alcuni economisti, tra cui il francese Thomas Piketty, stanno già suggerendo la mera cancellazione del debito pubblico in mano alle banche centrali.

Torneremo all’età del Jazz?

Se per caso avete ancora dei dubbi, prestate attenzione alle parole di Cees’t Hart, amministratore delegato del birrificio Carlsberg. Recentemente ha pubblicato le cifre del suo anno fiscale 2020 un paio di mesi fa in cui si prevede una crescita esponenziale della domanda simile al boom visto un secolo fa. Negli anni Venti del secolo scorso, dopo la Spagnola e la Grande Guerra, ci fu un incremento delle vendite di birra impressionante e la nascita ovunque di club jazz e balere. Dopo il Covid, ritorneremo all’Età del Jazz.

Imad Ghosn

Imad Ghosn è un bancario esperto di investimenti globali. Attualmente dirige la divisione Global Equity e le operazioni svizzere di Forte Securities. Ha un’esperienza ventennale in istituzioni bancarie e finanziarie basate a Londra, Parigi e Ginevra, dove ha curato gli interessi di investitori nordamericani ed europei. Dal 2020, è docente a contratto di finanza nel Master in Innovation & Entrepreneurship dell’Haute École de Commerce/École Supérieure des Affaires (HEC/ESA) di Beirut. Ha conseguito un MBA con indirizzo finanziario all’École Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales (ESSEC) di Parigi. 

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