Mattarella bis: squadra che vince non si cambia!

Mattarella bis: squadra che vince non si cambia!

Il Parlamento italiano in versione maggiorata grazie ai grandi elettori presidenziali provenienti dalle venti Regioni, è bellissimo. I fregi lignei e le boiserie in stile floreale dell’architetto palermitano Ernesto Basile fanno sembrare la Camera dei Deputati una cattedrale laica della politica. Ahinoi, nella settimana appena trascorsa, Montecitorio è parso più un mercato del bestiame che un luogo sacro della democrazia.

Le parole gettate al vento insieme a una serie di promesse da marinaio e veti incrociati di più o meno tutti partiti con l’unica eccezione di Fratelli d’Italia hanno mostrato al mondo uno spettacolo indegno del Belpaese e dei suoi cittadini. La parola data non ha più alcun valore o peso per i politici italiani. Questi ultimi, hanno definitivamente perso la faccia agli occhi degli elettori.

L’importanza dell’elezione

L’importanza dell’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica era sotto gli occhi di tutti gli attori della politica dello Stivale già dall’inizio dello scorso autunno, ma non si è voluto o potuto preparare anzitempo una rosa di nomi condivisa. Il Centro Destra non esiste più, poiché spaccato al suo interno a causa di un coacervo di persone affette da manie di protagonismo ed equilibrismo. Il Centro Sinistra vaga in uno strano purgatorio a pochi passi dagli inferi del tira e molla e del trasformismo.

In una sana alternanza democratica, dopo nove anni di Napolitano e sette di Mattarella, non sarebbe stato il caso di dare voce all’area politica del Centro Destra e magari eleggere una donna? Missione fallita.

Tuttavia, ci sembra utile riflettere sul fatto che l’erosione delle aeree di centro sia all’interno del Centro Destra che del Centro Sinistra favorisca la crescita delle ali estreme di entrambi gli schieramenti. Tale fenomeno si sta verificando anche in Francia e in Gran Bretagna. Però, anche e soprattutto a causa dell’attuale legge elettorale, l’impasse politica e governativa italiana è cronica. Questo Parlamento mediocre è il riflesso della legge elettorale in vigore. Così come stanno le cose, si rischia una deriva verso le tendenze politiche più radicali.

Una riforma della Costituzione

Le ultime “Quirinarie” sono l’ennesima prova che la Costituzione va riformata e che la repubblica parlamentare è attaccata alla macchina per la respirazione artificiale. Si sente sempre più il bisogno dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica o, in alternativa, del Presidente del Consiglio dei Ministri. Anche il semipresidenzialismo d’Oltralpe andrebbe bene.

Di fronte a questo squallore, il cittadino italiano è confortato e rassicurato dal duo Draghi-Mattarella, che garantirà il prosieguo del progetto per la rinascita della Penisola.

Seppur paradossale, i settecento voti tardivi per Sergio Mattarella sono un fenomenale segnale di cambiamento. Infatti, essi confermano l’assetto istituzionale che ha garantito all’Italia un ruolo di prim’ordine nell’UE. La conferma di Super Mario e Re Sergio, rispettivamente a Palazzo Chigi e al Quirinale, è probabilmente un piccolo segno di maturità in cui il “particulare” ha ceduto il passo al “bonum commune”. Il senso di responsabilità ha prevalso sulla lotta politica.

Mattarella, inoltre, non incontrando i segretari di partito (al contrario del suo predecessore nel 2013) ha dato uno schiaffo morale e l’ennesimo esempio di dovere istituzionale per continuare a remare verso un’unica direzione insieme all’ex governatore della BCE. Come direbbe Don Antonio Ferrer di manzoniana memoria: “Adelante, Pedro, sed, cum juicio”. Avanti tutta, presidente Mattarella, ma con prudenza!

Oreste Foppiani

Oreste Foppiani è professore associato confermato di Storia e Politica internazionali presso l'Università Webster, dove dirige il Dipartimento di Relazioni internazionali. Ha insegnato o diretto progetti di ricerca in diversi atenei tra Milano, Tokyo, Washington e New York. Membro dell'Association Genevoise des Journalistes (RP Impressum) e dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna (2004-2018), è stato corrispondente permanente di Libertà presso l'Onu di Ginevra dal 2008 al 2016.

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