Oltre il Covid: il boom dell’agroalimentare italiano

Oltre il Covid: il boom dell’agroalimentare italiano

La filiera agroalimentare italiana riveste un peso fondamentale in Italia sia a livello sociale, sia economico. Come noto, infatti,  incide per quasi il 10% sul PIL e per il 13% sugli occupati. L’industria alimentare detiene certamente un ruolo di primissimo livello. Il primato si esprime non solo in termini di valore aggiunto, ma anche di opportunità occupazionali e di diffusione del nostro Made in Italy.

La filiera agroalimentare italiana

Nonostante l’emergenza pandemica, l’industria del food and beverage rappresenta, infatti, il terzo comparto più importante del settore manifatturiero nazionale in termini di valore aggiunto. Secondo la presentazione del Rapporto L’industria alimentare italiana oltre il Covid-19”, realizzato da Nomisma per Centromarca e Ibc, i risultati raggiunti sono stati encomiabili. Il food&beverage è cresciuto dell’81%, contro il 30% del settore manifatturiero

Risultano in aumento le esportazioni del 3% e il fatturato dell’1%. Il vino delle coop copre il 58% del volume del vino made in Italy. L’Italia infatti, oggi si trova oggi al quinto posto nel mondo per l’export di cibi e bevande.

Il lockdown e la spinta al settore del beverage

“Le vendite al dettaglio dei beni alimentari hanno tenuto durante e dopo il lockdown, registrando, nei primi sette mesi del 2020, un 3,3% in più rispetto all’anno precedente. La vendita dei prodotti non alimentari ha subito un calo del 17,6%. Lo stesso in ambito export: nei primi sette mesi dell’anno l’industria alimentare ha guadagnato un + 3,5%, mentre le esportazioni del comparto manifatturiero nel suo complesso hanno registrato una contrazione del 14%.”, spiega Francesca Corradi, giornalista di food business.

Denis Pantini, Responsabile del settore Agroalimentare della Società di ricerca e curatore del Rapporto, ha posto l’accento sui tempi di recupero del canale Horeca che, per l’Italia, che saranno sicuramente più lunghi del previsto.  “Ci sono due aspetti principali da considerare: il primo è lo smart working, che porta a consumare meno pasti fuori casa, mentre il secondo è il forte calo degli arrivi dei turisti stranieri nel nostro Paese”, ha evidenziato.

Tra i cambiamenti in atto e sui cui si deve puntare, grazie anche ai sostegni europei, sicuramente gli investimenti nel digitale e il potenziamento dei canali online. Ma anche i social media, ormai pagine pubblicitarie viventi. Basti pensare che la gdo e l’ecommerce hanno principalmente favorito le cooperative più grandi, con oltre 25 milioni di fatturato a differenza del canale horeca.

Durante questo periodo di crisi globale, si è appurato come anche in modi differenti si possa continuare a crescere attraverso idee, progetti e collaborazioni.

Nel nostro Paese l’e-commerce rappresentava appena l’1% delle vendite retail di vino

A dare un’accelerazione decisiva al wine e-commerce italiano nel 2020 è stato il lockdown: lo scorso anno oltre 8 milioni di persone hanno acquistato bottiglie online.

Una cifra pari al 27% dei consumatori totali di vino. Questi dati fanno capire come è necessario puntare sulla differenziazione dei canali, sulla trasversalità e su progetti di valore come quelli sul biologico e soprattutto sulla sostenibilità.

Fondamentale crescere attraverso strategie competitive  facendo leva su quelle caratteristiche di eccellenza, proprie del made in Italy, che fanno la differenza.

Elena D'Aleo

Avvocato e cultrice della materia presso l’Università Cattolica di Milano. A Ginevra dal 2016, ha conseguito un Master in Luxury & Digital Marketing presso il CREA Inseec Geneva. Lavora presso il Comites Ginevra e la SDA Genève come PR & Communication Manager. Lavora, inoltre, presso gli Uffici del Consolato d’Italia a Ginevra. Appassionata di vino e del Made in Italy, ha fondato il wineblog @winesociety_

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