Spectacles Onésiens: la vita di Maya Angelou

Spectacles Onésiens: la vita di Maya Angelou

Scritto a più mani e messo in scena da Eric Bouvron, « Maya, une voix » ci trasporta nell’infanzia di Maya Angelou, dal trauma che la rende muta per numerosi anni per poi trovare, attraverso il potere liberatorio della letteratura e della scrittura, la sua rinascita psichica. Ripreso dal famoso festival di Avignon, lo spettacolo, splendido esempio di fusione tra musica e teatro e programmato nella trentacinquesima stagione dei Spectacles Onésiens, è stato un vero successo, con una sala affollata e un pubblico entusiasta.

Ma cosa è successo a questa bambina che ha sofferto di mutismo per sei anni? E in che modo ha ritrovato la sua voce?

Maya Angelou, dal mutismo al successo

E ciò che ci svela questa favolosa troupe composta da cinque attrici-cantanti (Ursula Kairson, Sharon Mann, Vanessa Dolmen, Tiffany Hofstetter e Audrey Mikondo) che interpretano sia ruoli maschili che femminili, sia bambini che persone anziane. I cambiamenti da un personaggio all’altro non turbano affatto lo svolgimento del racconto e ciò ci fa capire in che modo la magica virtù del teatro coinvolge il potenziale immaginativo dello spettatore. L’ingegnosa messa in scena e il talento delle attrici nel variare i personaggi spiega in gran parte il successo dell’artificio. I momenti particolari della vita di Maya Angelou formano dei piccoli quadri che si susseguono in modo fluido. Eric Bouvron utilizza con grande sensibilità l’organizzazione spaziale. Si può apprezzare il lavoro fatto sulle dinamiche di gruppo e il ritmo, riuscendo in questo modo ad ottenere una composizione scenica di grande effetto per raccontare la storia di Maya Angelo, personaggio emblematico dell’America del ventesimo secolo.

Locandina dello spettacolo

Nata Marguerite Annie Johnson, Maya Angelou, è considerata oggi come una delle maggior rappresentanti dei diritti civili degli afroamericani. Ha lavorato insieme a Malcolm X e Luther King ed è stata invitata a partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente Bill Clinton, recitando una sua poesia. Così, la bambina muta è diventata portavoce di una nazione.

Eric Bouvron ha scelto questo preciso momento come punto di partenza del racconto. Con una serie di flashback torna indietro nel tempo, agli anni dell’infanzia e del percorso iniziatico che porterà Maya verso la scrittura. Così, vediamo la piccola Maya costretta a lasciare la città di Stamps nell’Arkansas dove viveva con la nonna e portata, con suo fratello Bailey, da sua madre a Saint-Louis. Mentre la madre lavora come cantante in un Cabaret, Maya è lasciata sotto la custodia del suo nuovo compagno, M. Freemann che dopo aver guadagnato la sua fiducia abuserà di lei.

Maya avrà il coraggio di parlare contro questa violenza e sarà portata in tribunale per denunciare il suo aggressore. Ma quando M. Freemann è ritrovato morto qualche giorno dopo Maya si sente responsabile dell’accaduto. Nella mente della bambina, le sue parole hanno ucciso una persona. A solo otto anni, l’esperienza dolorosa di questo evento provoca un trauma profondo e Maya non parlerà più per diversi anni. Tornata dalla nonna, il destino le farà incontrare Bertha Flowers, una donna molto colta, che la incita a scoprire i capolavori della letteratura e il potere della poesia. Maya ritroverà così il valore della sua voce.

  I momenti drammatici di questa storia sono raccontati con molta delicatezza. Eric Bouvron mostra la cruda realtà senza mai cadere nell’effettismo artificioso. Al contrario, cerca di mettere in evidenza la grande forza di resilienza di questa bambina che riuscirà a parlare di nuovo. Le scene sono punteggiate da famosi standard di jazz e di blues interpretati con grande stile dalle attrici. La voce e il timbro particolare di Sharon Mann, adattissimo a questo repertorio, hanno incantato il pubblico. Il personaggio di Maya Angelou è stato interpretato con grande intensità e musicalità da Ursula Kairson, celebre per la sua partecipazione al musical Bubbling Brown Sugar dato a Broadway e in seguito in tutta Europa.

Un musical intenso

Parte integrante dello spettacolo, la musica ha offerto alla realizzazione teatrale quel di più che ha permesso il grande successo. Filo rosso tra le diverse scene, i brani musicali, accuratamente scelti, sottolineano e danno rilievo agli eventi, come nel caso della cover di « Grandma’s Hands » che illustra con grande emozione il legame molto forte tra la piccola Maya e sua nonna.

Una serata di teatro densa e appassionante, che ha regalato un bel pizzico di energia e l’impazienza di scoprire la nuova stagione 2023-2024 degli Spectacles Onésiens.

Per maggiori informazioni sulla programmazione cliccate qui.

Maria Irene Fantini

Appassionata di arte, teatro e musica, studia pianoforte con Luis Ascot e canto lirico con Isabel Balmori-Martin al conservatorio di Ginevra. Successivamente ottiene un Master of Arts in vocal performance alla Haute Ecole de Musique de Lausanne, nella classe di Frédéric Gindraux. Come mezzosoprano e contralto ha eseguito lo Stabat Mater di Pergolesi al festival « Les transeuropéennes de Rouen » e presso le « Nuits baroques » de Touquet, il Gloria di Vivaldi e il Magnificat di J.S. Bach al « Festival Bach » di Lutry. Insieme al clavicembalista Paolo Corsi e il suo ensemble “Le Harmoniche Sfere”, ha ideato e presentato in concerto il programma La Serenissima con musiche vocali e strumentali del barocco veneziano, concerto registrato dalla dalla RTS-Espace 2. Desiderosa di approfondire le sue conoscenze umanistiche, prosegue gli studi e consegue il Master di Musicologia dell’Università di Ginevra con un lavoro di ricerca su poesia e vocalità in Ottorino Respighi.

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