Il santo Scalabrini

Il santo Scalabrini

Più di un secolo fa moriva Giovanni Battista Scalabrini. Strano iniziare con questa constatazione, lo so, ma la annotazione può rivelare due facce: una mesta, perché guarda a cosa avrebbe potuto fare il Santo vescovo di Piacenza, morto a “soli” 65 anni, se avesse avuto ancora del tempo a disposizione; c’è poi un’altra versione della faccenda, più “provocante”, mi si passi il termine, che ci conduce per mano a conoscere nel profondo e ad ammirare una figura di uomo totalmente di Dio, anticipatore di questioni giudicate apparentemente solo attuali, come quella della migrazione umana.

Essere proclamato “santo”, nella Chiesa, significa assurgere a modello di vita cristiana, ognuno secondo il “carisma” che ha animato la propria vita, quella fiamma che ha mosso verso scelte giudicate degne di imitazione e per tutti. Quale messaggio vuole mandare Papa Francesco nel proclamare in particolare Scalabrini santo?

Tra le tante attività che hanno caratterizzato la vita del vescovo comasco, quella che emerge è stata proprio la sua passione per i migranti, uno dei grandi temi sociali del suo tempo e, come tutti vediamo, anche oggi. Il Santo Padre ha rivolto a questa porzione di umanità una analoga attenzione e, molto probabilmente, in Scalabrini, vuole indicare appunto il modello di vescovo per la nostra contemporaneità. Papa Francesco ha riconosciuto la devozione di cui Scalabrini gode nei cinque continenti ed ha avvertito il bisogno di affrettare i tempi concedendo la dispensa dal secondo miracolo, volendo questa canonizzazione ai nostri giorni.

Scalabrini e i migranti

Come il nuovo santo viveva questa passione per i migranti? Essa nasceva prima di tutto dalla commozione, dal guardare le cose lasciandosi colpire fino nell’intimo, fissando come nella roccia nell’animo certe immagini e scene viste di persona alla Stazione di Milano, ad esempio.

Scalabrini andò oltre e cercò di rimediare concretamente alle miserevoli condizioni dei migranti: coinvolse Chiesa e Stato e sensibilizzò la società civile con scritti e conferenze; denunciò i “sensali di scarne umana”, i moderni trafficanti, che sfruttavano chi era costretto a lasciare la patria; operò con amici parlamentari ad una legislazione che proteggesse i diritti dei migranti; fondò la San Raffaele, una società di mutuo soccorso, perché alla partenza e all’arrivo in un altro paese queste persone trovassero un appoggio sicuro e concreto.

Scalabrini ebbe in ogni sua azione il cuore del pastore, ascoltava l’angoscia che esprimevano i migranti nelle lettere che gli inviavano. Di fronte a tali aspre parole egli reagì fondando dapprima i missionari di S. Carlo e poi le suore missionarie di S. Carlo.

Infine, Scalabrini profeticamente, giudicò le migrazioni come una delle grandi forze plasmanti l’umanità, che mostrano quanto siano relative le frontiere di ogni tipo continuamente erette, che si rivelano strumento della Provvidenza di Dio per compiere il suo piano di salvezza per l’umanità. La Chiesa come la società di oggi ha “bisogno” di personalità come Scalabrini per ricordarsi che il vero servitore, colui che si pone a servizio di un popolo, deve essere saldamente incarnato in un territorio, ma al contempo capace di allargare gli orizzonti lì dove una “nuova umanità” sta sorgendo. Per tutti questi motivi  Papa Francesco lo ha proclamato santo e per questo chi è venuto in contatto con lui percepisce che il suo carisma è ancora vivo, operante e urgente, nella Chiesa come nella società, provocando il mondo a lasciarsi cambiare, a seguire i passi dell’umanità da sempre in cammino.

Gabriele Beltrami

Ufficio stampa per i Missionari di San Carlo – Scalabriniani (Europa e Africa)

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