Verdi, Piazzola, Strauss: La scommessa riuscita del Grand Théâtre di Ginevra

Verdi, Piazzola, Strauss: La scommessa riuscita del Grand Théâtre di Ginevra

L’inizio stagione del Grand Théâtre de Genève si è svolto sotto il segno della diversità. A settembre, ha dato il via il Don Carlos di Giuseppe Verdi, nella versione parigina, con la direzione musicale di Marc Minkowski alla testa dell’OSR e la regia di Lydia Steier.

Il nuovo allestimento dell’opera verdiana ha presentato un cast eccellente sia dal punto di vista vocale che scenico dove spiccava in modo particolare la soprano americana Rachel Willis Sorensen, nei panni di Elisabeth di Valois. Peccato che la regia, alternando momenti di notevole valore estetico, anche in ragione della bella e ingegnosa scenografia, con momenti più discutibili, ha reso la struttura narrativa incoerente diminuendo così la rilevanza drammatica dell’opera.

Tutt’altra atmosfera nel mese di ottobre con l’opera-tango Maria di Buenos Aires del compositore argentino Astor Piazzola (1921-1992), un incrocio di generi a cui la compagnia diretta da Daniele Finzi Pasca ha saputo ridare vita nella sua dimensione surreale. Il regista ci ha portati in un mondo tra sogno e realtà dove si riuniscono acrobati, ballerini, pattinatori su ghiaccio, in una sorta di epitaffio poetico. A questa visione risponde la parete di tombe della sorprendente scenografia di Hugo Gargiulo, gli angeli e tutta la parte aerea dello spettacolo.  La scena e i personaggi sono stati particolarmente messi in risalto dal tocco elegante degli splendidi costumi di Giovanna Buzzi, vincitrice di due Premi Abbiati per i migliori costumi lirici, un talento apprezzato da numerosi registi della lirica italiana, tra i quali Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi. Il suo incontro con Daniele Finzi Pasca era avvenuto nel 2006 per la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici invernali di Torino e da allora la loro collaborazione è stata un continuo di bei successi.

Maria di Buenos Aires – Foto di Carole Parodi®

Maria di Buenos Aires è uno spettacolo dove la lirica incontra il canto popolare, magistralmente rappresentato dalla cantante Ines Cuello nel ruolo di La Voz de un Payador, un incontro di culture ed espressioni artistiche diverse, possibile anche grazie alla musica suggestiva di Piazzola, alla quale il Grand Théâtre di Ginevra ha dato l’opportunità, per la prima volta, di farsi sentire. Un progetto, dunque, ambizioso e portato musicalmente con successo dall’orchestra della Haute Ecole de Musique di Ginevra diretta dal direttore argentino Facundo Agudìn.

Il 2023 si conclude poi in bellezza con l’opera Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa) di Richard Strauss, sicuramente l’apice di questo inizio stagione, una produzione alla quale dedichiamo un intero articolo.

Maria Irene Fantini

Appassionata di arte, teatro e musica, studia pianoforte con Luis Ascot e canto lirico con Isabel Balmori-Martin al conservatorio di Ginevra. Successivamente ottiene un Master of Arts in vocal performance alla Haute Ecole de Musique de Lausanne, nella classe di Frédéric Gindraux. Come mezzosoprano e contralto ha eseguito lo Stabat Mater di Pergolesi al festival « Les transeuropéennes de Rouen » e presso le « Nuits baroques » de Touquet, il Gloria di Vivaldi e il Magnificat di J.S. Bach al « Festival Bach » di Lutry. Insieme al clavicembalista Paolo Corsi e il suo ensemble “Le Harmoniche Sfere”, ha ideato e presentato in concerto il programma La Serenissima con musiche vocali e strumentali del barocco veneziano, concerto registrato dalla dalla RTS-Espace 2. Desiderosa di approfondire le sue conoscenze umanistiche, prosegue gli studi e consegue il Master di Musicologia dell’Università di Ginevra con un lavoro di ricerca su poesia e vocalità in Ottorino Respighi.

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