Populismi e neopopulismi

Populismi e neopopulismi

Paolo Roberto Graziano, ordinario di Scienza politica all’Università degli studi di Padova e autore del libro Neopopulismi. Perchè sono destinati a durare si racconta in questa intervista realizzata da Oreste Foppiani. Un argomento mai così attuale come quello che stiamo vivendo.

Cos’è il populismo, professor Graziano?

Il populismo o meglio neopopulismo, è un movimento o fenomeno politico che pone al centro del proprio programma il popolo: il popolo contro l’élite. Tematizza il conflitto del popolo “puro” contro una élite “corrotta”.

Quindi, il nemico del populismo, è l’élite politica?

Non solo l’élite politica, ma anche quella intellettuale e economica. L’élite è comunque un bersaglio mobile che cambia. Il Movimento Cinque Stelle, per esempio, mirava all’élite politica al governo quando era all’opposizione, ma quando in seguito è diventato parte del governo, ha cambiato bersaglio e si è rivolto all’UE, alla BM, al FMI oppure alle società multinazionali. Le élite, insomma, politico-economiche. Infine, sempre e comunque contro le élite intellettuali. Soprattutto negli Stati Uniti.

Ma cos’è il popolo?

Difficile dare una definizione precisa e definitiva. Una buona definizione, anche se un po’ datata, la si trova nel libro di Yves Mény e Yves Surel, Par le peuple, pour le peuple. Le populisme et les démocraties (Paris, Fayard, 2000). Secondo Mény e Surel, vi sono tre accezioni del termine popolo definito in base ad un’identità di classe, nazionale e di sovranità. Queste letture sono state tradotte empiricamente in varianti neopopuliste. Vi sono, quindi, neopopulismi inclusivi e neopopulisimi esclusivi. Questi ultimi, come, per esempio, Podemos in Spagna, La France Insoumise in Francia e il Movimento Cinque Stelle in Italia (perlomeno alle origini), ritengono che il popolo sia la comunità che si trova in quel dato momento nel territorio (nativi e non nativi, n.d.r.). I neopopulisti esclusivi come la Lega, invece, identificano gli italiani – i nativi – come popolo e come elemento primario di interesse.

È una visione più ristretta. Una visione neopulista che include il concetto di sovranità, quindi. E questa è una distinzione anche tra Salvini (Lega) e Meloni (Fratelli d’Italia), perché per Fratelli d’Italia è più rilevante la dimensione dell’identità nazionale.

Quali movimenti italiani populisti si identificano con quelli presenti, per esempio, in Francia e in Gran Bretagna?

In Gran Bretagna non ci sono partiti populisti propriamente inclusivi, ma solo esclusivi. Jeremy Corbin, leader del partito laburista dal 2015 al 2020, aveva ottenuto un sostegno molto forte da parte di un movimento (Momentum) che ha consentito al suo partito di beneficiare di un influsso di idee molto forte—come pure il democratico Bernie Sanders negli Stati Uniti—, ispirate al neopopulismo di matrice laclauiana (Ernesto Laclau e Chantal Mouffe, sono i genitori spirituali della France Insoumise e di Podemos, n.d.r.). In Francia, invece, ci sono delle similitudini con l’Italia; e.g., l’ex Front National di Marine Le Pen e poi La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon: il primo un classico esempio di neopopulismo esclusivo, mentre il secondo  è un buon esempio di neopopulismo inclusivo.

Il caso italiano

Nel caso italiano, l’attuale Lega (un tempo  Lega Nord) è un esempio di neopopulismo esclusivo. Insieme a Fratelli d’Italia. Il M5S delle origini aveva tratti nettamente inclusivi, ma è ormai diventato un ibrido. Un ottimo esempio della natura inclusiva limitata del M5S riguarda il loro provvedimento più importante: il Reddito di Cittadinanza. Chi può beneficiarne? Gli italiani o coloro che risiedono in Italia da almeno dieci anni. Gli italiani, dunque, hanno la priorità. Per altri temi, come ad esempio l’immigrazione, il M5S si è spostato sempre di più verso il neopopulismo esclusivo. Podemos, invece, nasce come partito neopoulista inclusivo, ma ora è sempre di più vicino al modello di partito socialdemocratico di vecchio stampo. Insomma, tutti cambiano nel corso del tempo – soprattutto quando devono affrontare esperienze di governo.

Il neopopulismo è una minaccia o un’opportunità per la democrazia?

Credo che spesso si affronti questo tema in modo superficiale. Bisogna, innanzitutto, capire le differenze strutturali tra i vari neopopulismi. Per esempio, non capire le differenze strutturali dei movimenti spagnoli Podemos e Vox significa già non capire le origini dei due movimenti. Fare dei distinguo è sempre necessario. Come dimostrato in un recente contributo Davide Vittori, i neopopulismi inclusivi costituiscono una minaccia inferiore rispetto a quelli esclusivi. Anzi. I neopopulismi esclusivisono  particolarmente pericolosi in democrazie che non sono ancora consolidate: e.g., in Ungheria, in Polonia e in parte anche in Slovacchia. Negli Stati Uniti, quando Trump vinse le elezioni i timori relativi alla tenuta democratica del paese erano alle stelle.

Tuttavia,in una democrazia consolidata come quella statunitense non si è verificato ciò che si temeva – neppure in seguito alla sommossa del 6 gennaio scorso. Negli USA vige un forte bilanciamento dei poteri che impedisce qualsiasi tentativo di uscire dalla democrazia. I paesi dell’Europea centro-orientale non sono ancora pienamente dotati di tale bilanciamento, e il potere dell’esecutivo difficilmente è contenuto dagli altri poteri. Per ciò che attiene allItalia, abbiamo un laboratorio di neopopulismi sin dagli anni Novanta del secolo corso.

Forza in conflitto

E rimane oggi un paese in cui ci sono numerose forze neopopuliste in conflitto tra loro. Non è un caso che il primo governo neopopulista del 2018–2019 (Lega-M5S) sia durato solo un anno. E anche l’Italia – democrazia consolidata – non ha consentito a chi non seguiva le regole del gioco di sconfiggere la democrazia. Pensiamo, infatti, all’importanza dei contrappesi italiani: il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.

In futuro, rebus sic stantibus, non vedo pericoli per le democrazie consolidate. Per il caso italiano, però, vedo una partita importante nell’elezione del Capo dello Stato nel 2022 e la riforma della giustizia: non avere un garante nella persona del nuovo Presidente della Repubblica porrebbe dei seri problemi. Per esempio, se venisse eletto Silvio Berlusconi al Colle. Ma ritengo tale eventualità estremamente remota.

La lettura attuale, infine, ci dice che i neopopulisti al governo non possono più fare promesse irresponsabili: stando al gioco democratico, i neopopulisti si legano le mani da soli. Decidere è ben altra cosa dallo stare all’opposizione, come tutti i partiti neopopulisti al governo hanno compreso sulla propria pelle.

Oreste Foppiani

Oreste Foppiani è professore associato confermato di Storia e Politica internazionali presso l'Università Webster, dove dirige il Dipartimento di Relazioni internazionali. Ha insegnato o diretto progetti di ricerca in diversi atenei tra Milano, Tokyo, Washington e New York. Membro dell'Association Genevoise des Journalistes (RP Impressum) e dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna (2004-2018), è stato corrispondente permanente di Libertà presso l'Onu di Ginevra dal 2008 al 2016.

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