Sergio Marchi, tra Italia e Canada.

Sergio Marchi, tra Italia e Canada.

L’onorevole Sergio Marchi, già Rappresentante permanente del Canada presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (1999–2006), nonché responsabile di tre dicasteri importanti quali quelli dell’Immigrazione e Cittadinanza, dell’Ambiente e del Commercio internazionale, ha gentilmente concesso un intervista a La Voce di Ginevra.

Ambasciatore Marchi, lei è un esempio di integrazione perfetta in quanto figlio di immigrati italiani, anzi friulani, in Canada. Quanto di lei è rimasto italiano e quanto di lei è completamente canadese?

Domanda interessante. Credo di avere preso delle cose buone da entrambi i Paesi. Sono canadese quando si tratta della vita di tutti i giorni; cioè, dei miei valori fondamentali, del mio lavoro, delle mie aspettative nei confronti del governo, del mio senso della legge e dell’ordine, e dell’equo processo. Quando penso al Canada, penso alla mia casa e al mio Paese. Il Canada è stato molto buono nei confronti della mia famiglia. Tuttavia, quando si parla del mio bagaglio culturale-culinario, in questo caso, sento profondamente l’influenza dell’Italia, grazie alla mia educazione e ai miei genitori. Mi piace molto la “grande bellezza” della Penisola in fatto di cultura e cucina e ce la metto tutta per metterla in pratica ogni volta che posso. È un’eredità speciale. Credo che la mia sia una grande combinazione. Il meglio dei due mondi. Mi sento molto fortunato e privilegiato.

Quali ricordi serba del suo periodo a Ginevra in qualità di Rappresentante Permanente del Canada presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)?

Ho apprezzato moltissimo i miei anni a Ginevra. Dopo aver servito i miei concittadini in Parlamento, è stato un altro dono prezioso potere rappresentare il Canada all’OMC e all’ONU. Durante questo incarico diplomatico ho potuto eccellere e migliorarmi molto. Ho anche avuto l’opportunità di incontrare tanti rappresentanti permanenti eccezionali e competenti da tutto il mondo. Con alcuni di loro sono ancora in contatto. Ho potuto anche imparare cose nuove; cioè, è stata un’esperienza per capire come il mondo “funziona” veramente.

“Il periodo ginevrino è stato eccezionale anche per la mia famiglia, specialmente per i miei figli. Essi hanno passato alcuni anni formativi a Ginevra, nonché fatto regolarmente delle vacanze in Francia e in Italia. Abbiamo anche viaggiato spesso in Europa. Pertanto, tutta la famiglia Marchi ha beneficiato di un vero periodo sabbatico in Europa.

Ancora una volta – me lo lasci ripetere – siamo stati estremamente fortunati ad avere passato questo periodo fuori dal nostro Paese, con tutta la famiglia impegnata in esperienze differenti e nuove. I miei bambini sono andati a scuola in un contesto socioculturale estremamente ampio e variegato, rispetto a quello di casa loro.

Molti pensano che Stati Uniti e Canada abbiano molte cose in comune. Lei è d’accordo con questa affermazione?

Certamente, abbiamo parecchio in comune come paesi confinanti – entrambi parliamo una delle due lingue ufficiali del Canada, abbiamo un approccio pratico alla vita, i nostri modi di fare affari sono simili, ci piacciono gli stessi film, musica, libri, ecc.

Tuttavia, noi canadesi ci offendiamo quando la gente pensa che noi e gli statunitensi siamo identici. Non lo siamo. I canadesi hanno la tendenza a essere molto più modesti e gentili. Non giudichiamo molto le persone e non siamo così appariscenti.

Inoltre, crediamo molto di più nel governo, nella res publica e nel benessere collettivo. Infatti, abbiamo la tendenza a stare più dalla parte della collettività, mentre gli statunitensi da quella dell’individualità. Siamo anche dei costruttori di ponti tra genti e culture diverse, e conviviamo con le differenze delle nostre genti in un modo più pacifico e accomodante.

In altre parole, se da un lato apprezziamo l’amicizia, il partenariato e l’alleanza con gli Stati Uniti, dall’altra amiamo celebrare le nostre differenze.

Come giudica i rapporti diplomatici e commerciali tra Stati Uniti e Canada e quelli tra quest’ultimo e l’Italia?

Durante gli anni dell’amministrazione Trump, le nostre relazioni bilaterali hanno sofferto moltissimo. Non eravamo affatto sulla stessa lunghezza d’onda. Siamo stati obbligati a diversificare le nostre relazioni economiche.

Con l’amministrazione Biden, invece, anche se non andiamo sempre d’accordo, ad oggi le relazioni tra Canada e Stati Uniti sono migliorate moltissimo e siamo ritornati a dei rapporti più tradizionali. C’è rispetto reciproco, un comune credo nel multilateralismo, e la certezza che il governo è una forza per il bene comune. C’è anche la volontà di risolvere i nostri problemi correttamente e rispettosamente.  Insomma, è di nuovo una strada a doppio senso anziché il “Trump Boulevard” a senso unico.

Nel corso della storia, i nostri due paesi sono stati benedetti da relazioni costruttive. Sui temi più importanti la vedevamo allo stesso modo.

Anche con l’Italia il Canada ha goduto di ottime relazioni diplomatiche. Inoltre, i turisti canadesi apprezzano moltissimo l’Italia, e gli italiani adorano la sterminata e mozzafiato natura canadese.

Un settore da migliorare è quello delle relazioni commerciali. Potremmo e dovremmo fare molto di più per il commercio e gli investimenti reciproci. Come possiamo aiutarci commercialmente? Dovremmo creare una task force di imprenditori di prim’ordine. Lasciamoli, poi, dirigere il futuro commerciale in una maniera più forte e incisiva. I nostri leader politici dovrebbero concentrarsi sul fronte economico, perché l’altra parte della relazione, quella politica, è solida.

Se lei diventasse il presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia, cosa farebbe per migliorare lo Stivale?

Viviamo tutti in case di vetro, così che ognuno deve per forza migliorare la propria casa. Tuttavia, per quel che riguarda il mio consiglio amichevole ai leader politici italiani… costruite una democrazia più forte e trasparente; meno benefici per la classe politica; aprite l’economia ai giovani; sviluppate una risposta progressista ai migranti, visto che milioni di italiani sono stati loro stessi dei migranti e hanno trovato una nuova vita altrove; abbiate un punto di vista più mondano rispetto alle differenti culture.

Ora mi piacerebbe molto leggere, invece, i vostri punti di vista su come il Canada potrebbe essere migliorato!

L’Italia, nell’ultimo decennio, è ritornata a essere un paese di migranti (le partenze sono superiori agli arrivi). Qual è la sua opinione sulla migrazione e come andrebbe regolata a livello europeo se non addirittura mondiale?

Ho visto e analizzato questa tendenza (Marchi è stato ministro dell’Immigrazione e della Cittadinanza, n.d.r.). A causa della mancanza di opportunità economiche, molti giovani italiani lasciano la loro patria per le stesse ragioni che spinsero i miei genitori a lasciare l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Senza una certa fiducia nel proprio futuro, è dura stare fermi. Comunque, è triste vedere di nuovo questa ondata di partenze.

Come ho già detto precedentemente, la maggior parte dei governi devono concentrarsi su come i giovani possano essere occupati in un’economia più robusta e moderna. Un’economia che mostri flessibilità quando si tratta di mobilità lavorativa, e un’economia in cui gli italiani anziani abbiano degli incentivi ad andare in pensione, così che possano lasciare spazio ai nuovi lavoratori.

Inoltre, e questo è qualcosa che ho difeso e promosso qui in Canada, ora che in Italia non c’è più il servizio militare obbligatorio, credo che un anno di servizio civile all’interno di un programma specifico sarebbe d’aiuto ai giovani per fare loro capire il ruolo e la funzione del “servizio pubblico”. Io manderei i giovani italiani in posti fuori dalla loro regione di residenza, e li farei lavorare per rispondere alle esigenze o ai bisogni della comunità. Sarebbe un’esperienza che fortificherebbe il loro carattere e servirebbe da amalgama agli italiani di ogni classe o regione d’Italia. I giovani, inoltre, imparerebbero nuove cose, si farebbero delle nuove opinioni e aumenterebbero il loro bagaglio di esperienze. Sarebbe anche utile per creare delle nuove reti di contatti utili a costruire le loro carriere professionali.

Sono speranzoso che beneficiando di queste realtà, i leader politici italiani potrebbero essere più tolleranti nei confronti dei migranti. Se il mondo può accettare milioni di italiani e dare loro un’opportunità per rifarsi una vita e una carriera, cosa c’è di sbagliato nell’Italia che adotta lo stesso atteggiamento?

I suoi figli parlano italiano?

Purtroppo, no. Hanno un buon orecchio per la lingua di Dante e capiscono senza problemi i loro nonni, quando usano delle espressioni in italiano. I miei figli parlano le due lingue nazionali del Canada (inglese e francese, n.d.r.). Tuttavia, a causa della mia intensa vita pubblica, è colpa mia se non li ho esposti sufficientemente alla mia lingua materna o mandati a una scuola dove si parlava anche italiano. Può sembrare una scusa, ma non lo è affatto.

Comunque, è interessante vedere che i miei figli riflettono nel loro modo di vivere la cultura e la cucina italiane anche se non parlano l’italiano. Sono contento che abbiano ritenuto questi due aspetti.

Qual è l’ultimo film italiano che ha visto?

Francamente, guardo soprattutto film in inglese, ma ogni tanto ci scappa qualche pellicola in italiano. Per esempio, ho appena visto su Netflix il film su Roberto Baggio… e rivissuto il famoso calcio di punizione sbagliato! Ho, comunque, molta fiducia nella squadra nazionale italiana che sta giocando adesso negli Europei. Forza Italia!

Oreste Foppiani

Oreste Foppiani è professore associato confermato di Storia e Politica internazionali presso l'Università Webster, dove dirige il Dipartimento di Relazioni internazionali. Ha insegnato o diretto progetti di ricerca in diversi atenei tra Milano, Tokyo, Washington e New York. Membro dell'Association Genevoise des Journalistes (RP Impressum) e dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna (2004-2018), è stato corrispondente permanente di Libertà presso l'Onu di Ginevra dal 2008 al 2016.

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