Prima della Scala 2026: a Sant’Ambrogio torna l’Otello di Verdi

Prima della Scala 2026: a Sant’Ambrogio torna l’Otello di Verdi

Lunedì 7 dicembre il Piermarini inaugura la stagione 2026/2027 con il debutto di Myung-Whun Chung come direttore musicale. Per Milano è un rito che va ben oltre la serata di gala, e quest’anno si può seguire anche dalla Svizzera.

Per i milanesi, il 7 dicembre è la festa di Sant’Ambrogio, patrono della città, e la sera si va alla Scala. Quest’anno, lunedì 7 dicembre alle 18, il sipario si alzerà su Otello di Giuseppe Verdi. È la nuova produzione che apre la stagione 2026/2027, e la serata inaugurale è già esaurita.

Otello alla Scala: il programma della Prima 2026

Otello, su libretto di Arrigo Boito, fu composto per la Scala e proprio lì debuttò il 5 febbraio 1887. Dopo Aida, Verdi tornò al teatro con un linguaggio musicale rinnovato e una profondità psicologica inedita. L’opera va dalla tempesta iniziale all’«Esultate!», fino alla gelosia che Iago insinua nella mente del generale. Racconta passioni, ambizioni e pregiudizi che il teatro stesso definisce attuali.

Sul podio sale Myung-Whun Chung, sudcoreano, nato a Seul nel 1953. È al debutto come direttore musicale della Scala, dove succede a Riccardo Chailly, dopo un lungo rapporto con l’orchestra. Chung ha 73 anni, la stessa età che aveva Verdi quando Otello debuttò alla Scala nel 1887. La regia è di Damiano Michieletto, alla sua ottava produzione scaligera e alla sua prima Prima. Le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti. Nel ruolo del titolo canta il tenore Brian Jagde, accanto a Eleonora Buratto e Luca Salsi. L’anteprima Under30 è il 4 dicembre e la serata inaugurale il 7. Le repliche proseguono fino al 5 gennaio 2027.

Un Otello senza trucco nero e un anniversario televisivo

Una scelta artistica ha già fatto discutere. Il sovrintendente e direttore artistico Fortunato Ortombina ha annunciato che, per la prima volta alla Scala, il protagonista non sarà truccato di nero. A suo dire, la forza del personaggio va oltre il colore della pelle. Il tema è molto dibattuto nel mondo dell’opera.

Il titolo pesa anche nella storia della televisione. Il 7 dicembre 1976 la Rai trasmise per la prima volta in diretta un’inaugurazione scaligera, e in scena c’era proprio Otello: lo dirigeva Carlos Kleiber, con la regia di Franco Zeffirelli e Plácido Domingo nel ruolo del Moro. Cinquant’anni dopo, la Prima torna a essere un Otello.

Perché la Prima della Scala è un rito

La data non è casuale. Sant’Ambrogio è il vescovo che Milano ha eletto a simbolo, e il 7 dicembre è giorno di festa cittadina. Fino agli anni Cinquanta le stagioni scaligere si aprivano in date diverse. Da allora la serata di Sant’Ambrogio è diventata l’inizio fisso dell’anno teatrale.

Ogni anno la Prima della Scala intreccia tradizione, mondanità e dibattito culturale. Da un lato c’è il legame con l’opera italiana, spesso affidata alle musiche di Verdi. Dall’altro c’è il fascino della serata di gala, con gli abiti da sera in platea e le autorità nei palchi. A completare il quadro c’è il confronto sulle scelte artistiche, che quest’anno si concentra sulla rappresentazione del protagonista.

Prima Diffusa: l’opera nei quartieri di Milano

Milano si raccoglie attorno al suo teatro simbolo, ma la Prima è anche un’occasione per portare la musica oltre le mura del teatro. Con questo obiettivo è nata Prima Diffusa, il progetto del Comune di Milano realizzato con Edison. L’idea è coinvolgere anche le periferie e i diversi territori della città in un appuntamento che appartiene alla vita culturale milanese. Nelle ultime edizioni la diretta è stata proiettata gratuitamente in decine di luoghi, con guide all’ascolto, concerti e proiezioni nei giorni precedenti.

Quest’anno il progetto arriva anche nei cortili delle case popolari, trasformando spazi di vita quotidiana in luoghi di ascolto e condivisione. È un modo per far incontrare l’opera e le persone nei quartieri. Così un evento che nasce alla Scala può essere vissuto in tutta la città.

Per chi vive lontano, la Prima funziona da richiamo di appartenenza. Molti milanesi all’estero la guardano in diretta, e lo fanno anche tanti italiani di altre regioni. È uno dei pochi momenti in cui la cultura italiana si ritrova tutta insieme davanti allo stesso schermo.

Come vedere la Prima della Scala 2026 da Ginevra

In Italia la Prima va in diretta su Rai1 dalle 17.45, oltre che su Radio3 e su RaiPlay, dove resta disponibile per 15 giorni. Dall’estero, però, lo streaming Rai è soggetto a restrizioni geografiche e di norma non è accessibile.

Per il pubblico internazionale ci sono altre strade. La Scala annuncia che quest’anno la serata sarà visibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici.tv. Sarà anche proiettata in diretta in alcune sale cinematografiche, tra cui quelle svizzere, come già nelle ultime edizioni. Nel 2025 la Svizzera italiana l’aveva trasmessa tramite RSI. Per il 2026 conviene verificare i palinsesti RSI e l’elenco delle sale a ridosso del 7 dicembre. Le informazioni su biglietti e repliche sono su teatroallascala.org.

Riccardo Pogliani

Riccardo Pogliani è un professionista del settore culturale, con una formazione in Arti, spettacolo ed eventi culturali presso l’Università IULM di Milano e una laurea magistrale in Economia e Gestione delle Arti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il suo percorso è caratterizzato da un forte legame con la Svizzera, consolidato attraverso collaborazioni con il Consolato svizzero a Venezia, la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia e il Padiglione Svizzero alla Biennale di Venezia. Parallelamente, è attivo nell’Unione Giovani Svizzeri (UGS), con cui contribuisce all’organizzazione di iniziative culturali sul territorio nazionale, anche in collaborazione con i Consolati. Le sue esperienze nell’organizzazione di mostre, eventi musicali e manifestazioni culturali internazionali si accompagnano a un interesse particolare per la valorizzazione del patrimonio artistico, la mediazione culturale e la promozione della cultura svizzera.

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