Adozione e identità: “Le radici che (non) ho” fa tappa a Zurigo

Adozione e identità: “Le radici che (non) ho” fa tappa a Zurigo

C’è una domanda che chiunque viva tra due Paesi si è posto almeno una volta: da dove vengo, davvero? Le radici che (non) ho (Bertoni Editore), il romanzo autobiografico nato dall’incontro tra Mariana Di Grezia ed Elisabetta Mazzeo, la affronta dal punto di vista più radicale possibile: quello di chi le proprie origini le ha perse a quattro anni, sulla soglia di un orfanotrofio di Sofia. Il 4 settembre le due autrici presenteranno il libro a Zurigo, terza tappa di un tour iniziato a giugno ad Avellino e Roma.

La storia: da Sofia ad Avellino, e ritorno

La vicenda è quella, vera, di Mariana: nata in Bulgaria, adottata da una famiglia italiana dopo i primi anni trascorsi in istituto, cresciuta ad Avellino. Il romanzo ripercorre l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta della protagonista fino al ritorno nei luoghi d’origine, vent’anni dopo, alla ricerca di risposte rimaste in sospeso.

Un ritorno che non porta le rivelazioni sperate, ma qualcosa di diverso. «Ho trovato una terra specchio della mia malinconia, ma anche la consapevolezza che la geografia non guarisce le ferite dell’anima», racconta Mariana Di Grezia. «Non ho dato una risposta a tutte le mie domande biologiche, ma ho trovato la risposta più importante: ho capito che il vuoto non va necessariamente riempito, va accettato».

Una scrittura che sceglie la misura

A tradurre in pagina questa storia è Elisabetta Mazzeo, che ha scritto in prima persona la vita di una donna reale — un esercizio di equilibrio che l’autrice non nasconde. «Il rischio più grande era quello di sostituirmi a Mariana», spiega. «Ogni volta che il confine diventava fragile, tornavamo a una domanda semplice: questa pagina restituisce Mariana? Se la risposta era sì, restava».

Il risultato è una scrittura asciutta, che rifiuta il sentimentalismo facile anche nei passaggi più duri dell’infanzia in orfanotrofio. «Ho cercato di togliere enfasi, non di aggiungerla», dice Mazzeo. «Certe storie sono già potenti nella loro nudità: hanno bisogno di precisione, non di retorica».

La voce che mancava nel dibattito sull’adozione

Oltre al valore letterario, le radici che (non) ho, ha un merito civile: dà voce a chi, nel racconto pubblico dell’adozione internazionale, resta quasi sempre in silenzio. «Per troppo tempo l’adozione è stata raccontata soprattutto attraverso lo sguardo degli adulti», osservano le autrici. «Essere figli adottivi significa confrontarsi con domande profonde sull’identità, sulle origini e sull’appartenenza. Significa tenere insieme gratitudine e dolore, amore e perdita, senza che una verità cancelli l’altra».

Mariana Di Grezia ed Elisabetta Mazzeo

Perché parla anche a noi italiani in Svizzera

La tappa zurighese non è casuale. Chi ha lasciato l’Italia conosce, in forme diverse, la sensazione di appartenere a più luoghi senza appartenere del tutto a nessuno. «Credo che gli italiani all’estero, forse più di altri, conoscano il significato di sentirsi tra due mondi», dice Di Grezia, convinta che alla fine conti poco quel «certificato geografico» che pretende di stabilire chi siamo. Le fa eco Mazzeo, secondo cui il pubblico svizzero potrà cogliere nel libro una sfumatura particolarmente intima: «il bisogno di sentirsi interi anche quando la propria identità è fatta di più luoghi, più appartenenze, più domande».

Le radici che (non) ho sarà presentato a Zurigo il 4 settembre. I dettagli dell’incontro saranno comunicati dagli organizzatori.

Paola Proietti

Romana, classe ’77, giornalista professionista dal 2008, ha lavorato per radio, televisione, web e anche la vecchia carta stampata. Conduttrice, redattrice, speaker, ghost-writer, ha avuto esperienze anche come addetto stampa e organizzatrice di eventi. Dal 2014 è reporter freelance e videomaker. Adora il giornalismo d’inchiesta, tanto che nel 2005 ha vinto il premio ILARIA ALPI per aver portato alla luce un giro di doping in una società di ciclismo giovanile. Da sette anni vive in Svizzera, dove opera principalmente come giornalista e video maker per testate web. E’ mamma di due bambine e organizza eventi culturali con il Gruppo genitori Ginevra.

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