Delitto in cornice
L’arte contemporanea diventa il teatro di un nuovo caso per il magistrato melomane Manrico Spinori.
di Valerio Calzolaio
(Giancarlo De Cataldo, Einaudi, Torino, 2026, pp. 232, € 18,00)
La scena del delitto: un’artista della Body Art
Roma. Ottobre. Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Rick Contino Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda è stato appena nominato responsabile della Divisione Omicidi della Procura di Roma. Ora è sulla soglia di un capannone con la collaboratrice, la poliziotta “destrorsa” Deborah Cianchetti, romanaccia, un metro e ottanta di muscolatura e avvenenza (pur se meno tinteggiata del capo). All’interno sta lavorando la Scientifica. Sul pavimento c’è il cadavere di una donna, il corpo segnato da numerose scarificazioni, pratiche di modificazione della pelle trasformate in forma artistica.
La vittima è Serena Renne, quarantenne originaria del Gargano che, con il nome d’arte Verena Rex, aveva conquistato una discreta notorietà come protagonista della Body Art contemporanea. È stata uccisa con un profondo taglio alla giugulare nel casolare adiacente alla sua villa sulla via Braccianese Claudia, alle porte di Roma. Computer e telefono sono spariti, ma è probabile che qualcuno abbia filmato la scena. Restano online i video delle sue performance, nelle quali salamandre, corna e penne di gabbiano diventavano elementi permanenti del corpo, esibiti come provocazione estetica.
L’indagine conduce inevitabilmente nel mondo dell’arte contemporanea romana, popolato da galleristi, mercanti, tatuatori, artisti eccentrici e personaggi mossi da interessi non sempre limpidi. Le trasmissioni televisive alimentano il clamore mediatico e ogni nuova rivelazione sembra aprire piste diverse, mentre qualcuno appare intenzionato a trarre profitto proprio dalla morte dell’artista.
Sullo sfondo continuano anche le vicende private di Manrico: Stefania Baldini, dirigente dell’AISI con cui sta intrecciando una relazione, è impegnata in una missione in Giappone; altre donne affascinanti entrano in scena; la squadra investigativa, composta interamente da donne, conferma ancora una volta capacità e intuito. Sarà però, come spesso accade nella serie, l’opera lirica a suggerire la chiave decisiva per comprendere il movente del delitto.
De Cataldo e il settimo caso di Manrico Spinori
L’ex magistrato Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956), ormai da tempo tra gli autori più autorevoli del noir italiano, torna con il settimo episodio dedicato a Manrico Spinori, personaggio che continua a distinguersi nel panorama del giallo nazionale. Aristocratico, colto, ironico, melomane appassionato e pubblico ministero rigoroso, Spinori rappresenta la sintesi perfetta tra l’esperienza professionale dell’autore e il suo amore per la musica lirica, riscoperta con entusiasmo negli ultimi vent’anni e ormai elemento strutturale della serie.
Come nei precedenti romanzi, De Cataldo costruisce una trama investigativa solida, rispettosa dei meccanismi del giallo classico, ma impreziosita da una raffinata ironia e da una profonda attenzione agli ambienti raccontati. In questo caso il mercato dell’arte contemporanea diventa protagonista quanto l’indagine stessa, offrendo al lettore uno scenario credibile, documentato e ricco di sfumature.
L’inchiesta conduce Manrico anche a Firenze, dove assiste a una rappresentazione del Macbeth al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e incontra l’anziano critico d’arte Archibald Mirelli-Celsi. Dalla sua terrazza si apre una spettacolare vista notturna su Ponte Vecchio, mentre compare anche l’intrigante nipote Fiammetta Bardi-Finzi.
Tra Barbaresco, lirica e indagine: perché leggerlo
La narrazione procede sempre in terza persona seguendo prevalentemente il punto di vista del protagonista, uomo elegante, ostinato, fedele al proprio lavoro, amante della musica antica e delle prime teatrali, ma segnato da una vita familiare non priva di malinconie. Vive infatti in via Giulia con il figlio musicista, la madre — un tempo splendida, spendacciona e ludopatica — e l’immancabile maggiordomo.
Tra un bicchiere di Barbaresco, un calice di Lupicaia e numerosi riferimenti al repertorio operistico, Delitto in cornice conferma la felice formula narrativa di una serie capace di unire investigazione, cultura e intrattenimento con notevole eleganza.

