LA CENERENTOLA DI ROSSINI INCANTA IL SAN CARLO DI NAPOLI: tra virtuosismo, ironia e riscatto sociale

LA CENERENTOLA DI ROSSINI INCANTA IL SAN CARLO DI NAPOLI: tra virtuosismo, ironia e riscatto sociale

La prima del 20 ottobre 2026 al Teatro di San Carlo di Napoli — il più antico teatro d’opera attivo del mondo — ha riportato in scena uno dei capolavori del genio pesarese. Protagonisti il mezzosoprano russo Aigul Akhmetshina e il brillante baritono francese Florian Sempey, sotto la direzione di Speranza Scappucci e con la regia di Damiano Michieletto

NAPOLI, 20 ottobre 2026 — Nella splendida cornice del Teatro di San Carlo, La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo di Gioachino Rossini ha concluso brillantemente la stagione lirica 2025–2026 del più antico teatro d’opera al mondo tuttora in attività, inaugurato nel 1737. L’allestimento, firmato da Damiano Michieletto e ripreso da Eleonora Gravagnola, è frutto di una coproduzione con la Semperoper di Dresda e il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. Uno spettacolo capace di coniugare la straordinaria vitalità della musica rossiniana con una lettura scenica audace e contemporanea.

Composta nel 1817 su libretto di Jacopo Ferretti, l’opera rappresenta uno dei vertici del repertorio buffo italiano, celando dietro l’apparente leggerezza della fiaba una riflessione sulla dignità umana, sulle convenzioni sociali e sulla forza redentrice della generosità.

Aigul Akhmetshina, una Cenerentola malinconica

Protagonista della serata, il giovane mezzosoprano russo Aigul Akhmetshina, già affermatasi sui maggiori palcoscenici internazionali, ha affrontato l’impegnativo ruolo di Angelina, detta Cenerentola, sfoggiando una voce dal timbro scuro, ricco ed espressivo. La sua interpretazione ha privilegiato la dimensione malinconica del personaggio, restituendone la vulnerabilità e l’intima nobiltà d’animo. Pur incontrando qualche difficoltà nelle colorature e nelle puntature acute del celebre rondò conclusivo, «Nacqui all’affanno e al pianto… Non più mesta», Akhmetshina ha dato prova di personalità, temperamento e notevole presenza scenica.

Florian Sempey, un Dandini irresistibile

A conquistare pienamente la scena è stato Florian Sempey, brillante baritono francese nei panni di Dandini, lo scudiero del principe Don Ramiro che, grazie a uno scambio d’identità, si finge il proprio padrone. Sempey ha dato vita a un personaggio irresistibile, unendo una vocalità generosa e ben proiettata a uno spiccato talento teatrale. La dizione nitida, la naturalezza del fraseggio, la padronanza delle agilità e, soprattutto, lo straordinario senso del ritmo comico hanno reso memorabile la sua interpretazione.

Nella celebre aria «Come un’ape ne’ giorni d’aprile», il baritono ha espresso tutta la brillantezza e l’ironia della scrittura rossiniana. Il suo Dandini, arguto e disincantato, smaschera attraverso il gioco delle apparenze la vanità e l’ipocrisia di una società ossessionata dai titoli nobiliari e dal prestigio sociale. Non sorprende, dunque, che Sempey sia risultato fra gli interpreti più calorosamente applauditi della serata.

La Cenerentola

Il cast e la direzione di Speranza Scappucci

Accanto ai protagonisti, il tenore statunitense Jack Swanson ha affrontato con professionalità l’impegnativo ruolo di Don Ramiro. Il baritono Giulio Mastrototaro ha conferito vivacità e una marcata vena caricaturale al personaggio di Don Magnifico, patrigno di Angelina, mentre il basso-baritono Gianluca Margheri ha impersonato Alidoro. Apprezzabili anche Laura Ulloa e Sayumi Kaneko nei ruoli delle sorellastre Clorinda e Tisbe.

Particolarmente significativa la presenza sul podio di Speranza Scappucci, prima donna a dirigere un’opera lirica al Teatro di San Carlo: un primato storico per la prestigiosa istituzione napoletana. La direttrice romana ha affrontato la complessa partitura con energia e determinazione, privilegiandone i contrasti drammatici e le sfumature malinconiche. Tuttavia, alcuni tempi particolarmente serrati e occasionali disallineamenti tra orchestra e palcoscenico hanno talvolta compromesso la leggerezza e la nitidezza dei concertati rossiniani.

La regia di Damiano Michieletto: Cenerentola in un diner

La regia di Damiano Michieletto trasferisce la vicenda ai nostri giorni, trasformando l’universo fiabesco in una realtà segnata dalla precarietà lavorativa, dalle disuguaglianze economiche e dalle aspirazioni di riscatto sociale. Angelina diventa così una giovane donna costretta a lavorare in una modesta tavola calda in stile americano (diner), circondata da personaggi che misurano il valore delle persone in termini di denaro e prestigio. Le scene di Paolo Fantin, i costumi di Agostino Cavalca e le luci di Alessandro Carletti contribuiscono a creare un impianto visivo coerente e suggestivo, nel quale realismo e fantasia si fondono armoniosamente.

Di particolare efficacia e impatto visivo è la proiezione video di Roland Horvath che accompagna la sinfonia introduttiva, con evidenti richiami all’universo surrealista di René Magritte, mentre Alidoro scende letteralmente dalle nuvole. Altrettanto suggestive le frecce di Cupido e l’irruzione in scena di una BMW, che introduce un elemento dirompente e ironicamente anacronistico, accentuando il contrasto tra la dimensione fiabesca e la modernità dell’allestimento.

Riuscito anche il gioco degli scambi d’identità, attraverso il quale Michieletto mette a nudo la fragilità delle gerarchie sociali e il carattere ingannevole delle apparenze. Qualche provocazione registica emerge soprattutto nel finale, quando il ribaltamento dei ruoli assume un significato più ambiguo rispetto alla tradizionale riconciliazione fiabesca.

La Cenerentola

Una fiaba che parla ancora al presente

Del resto, Rossini e Ferretti avevano già reinterpretato la fiaba di Charles Perrault, eliminando la celebre scarpetta di cristallo e gli elementi soprannaturali per concentrare l’attenzione sulle virtù morali della protagonista. A oltre due secoli dalla prima rappresentazione romana, La Cenerentola conserva dunque una sorprendente attualità: la bontà non è sinonimo di debolezza, bensì espressione di una forza morale superiore.

Al termine dello spettacolo, il pubblico del San Carlo ha tributato lunghi e calorosi applausi agli interpreti, riservando particolare entusiasmo a Florian Sempey e Aigul Akhmetshina.

Nonostante alcune incertezze sul piano musicale, la rappresentazione ha confermato la freschezza di un capolavoro intramontabile e la capacità dell’opera lirica di parlare alla sensibilità contemporanea. Perché l’autentico trionfo di Cenerentola non consiste nell’ascesa al rango di principessa, ma nella capacità di preservare la propria dignità e generosità anche in una società che sembra aver smarrito questi valori.

Oreste Foppiani

Oreste Foppiani è Visiting Professor presso il Dipartimento di Scienza Politica e Relazioni Internazionali della Lviv Polytechnic National University. Ha insegnato o diretto progetti di ricerca in diversi atenei tra Ginevra, Milano, Firenze, Tokyo, Washington e New York. Membro dell'Association Genevoise des Journalistes (RP Impressum) e dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna (2004-2018), è stato corrispondente permanente di Libertà presso l'ONU di Ginevra dal 2008 al 2016.

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