Referendum sui pesticidi: l’agricoltura svizzera a un bivio

Referendum sui pesticidi: l’agricoltura svizzera a un bivio

«Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit».

(Paracelso)

Domenica 13 giugno i cittadini svizzeri sono chiamati a votare per due referendum che riguardo all’uso di pesticidi e antibiotici in agricoltura.  Il primo quesito “per un’acqua potabile e un’alimentazione sana” propone l’eliminazione di tutti le sovvenzioni governative agli agricoltori che utilizzano pesticidi e antibiotici a scopo profilattico”. L’uso di pesticidi e antibiotici è totalmente da abolire o ne è possibile un uso controllato e non dannoso per la salute?

Ricordo sempre che i pesticidi, in particolare i fungicidi, sono usati dalla notte dei tempi. I greci antichi utilizzavano i prodotti rameici per proteggere le viti. A mio avviso, è impossibile coltivare qualcosa senza farne uso, ma occorre farne un uso estremamente mirato. C’è qualcuno che afferma che si possono usare i prodotti naturali, come quelli usati nei processi cosiddetti ‘biologici’, ma il rame è un pesticida perché uccide funghi e batteri. Considerarlo ‘naturale’ solo perché si usa da almeno duemila anni è una forzatura.

Anche perché i sali usati non si trovano in natura, ma si ottengono grazie a reazioni chimiche condotte in laboratorio. Infine, qualunque bio-pesticida che si utilizza è sempre un prodotto che uccide insetti, funghi e organismi patogeni. I bio-pesticidi hanno in realtà, una tossicità paragonabile e talvolta superiore a quella dei prodotti di sintesi. Il detto dovrebbe essere rovesciato : l’uso di tutti i pesticidi deve essere controllato ed esclusivamente quando serve. Se l’uso è controllato e non dannoso, perché non ci dovrebbero essere delle sovvenzioni per gli agricoltori che li usano?

Invece, sono assolutamente d’accordo che l’utilizzo degli antibiotici debba essere autorizzato solo per curare animali malati e non per prevenire le malattie. E questo è un problema maggiore rispetto a quello dei pesticidi, perché la resistenza dei microrganismi agli antibiotici che si sta diffondendo in tutto il mondo, è un problema per la salute di gran lunga maggiore dell’uso controllato dei pesticidi.

Gli antibiotici si diffondono nell’ambiente e creano delle antibiotico-resistenze in popolazioni di batteri, di cui siamo a conoscenza da alcuni decenni. I proponenti del referendum avrebbero dovuto separare le due cose: si dovrebbe dire si all’uso controllato dei pesticidi e un chiaro no all’uso profilattico degli antibiotici.

Pesticidi di sintesi e tradizionali

Uno degli argomenti utilizzati dai promotori dei referendum è che i pesticidi di sintesi restino troppo a lungo nell’ambiente e possano quindi inquinare le falde acquifere. C’è differenza da questo punto di vista, fra i pesticidi di sintesi e i metodi di lotta tradizionali? 

Si deve dire che più i prodotti sono moderni e meno impattano sull’ambiente. La Comunità Europea ha sviluppato un sistema di valutazione per la registrazione di nuove molecole e per la rivalutazione, ogni dieci anni, delle vecchie molecole, con tecniche molto avanzate. Direi che la normativa in questo campo è la più restrittiva al mondo. Per cui, se un prodotto è autorizzato dalla Comunità Europea, come dalla Svizzera, per l’ambiente è sicuro. Ci sono due livelli diversi.

Per le acque superficiali è chiaro che, se utilizzo dei prodotti in campagna è evidente che piccole quantità, sempre ben al di sotto dei limiti tossicologici ed eco-tossicologici, possano finire nelle acque. Per le acque di falda la contaminazione, nella grande maggioranza  dei casi è dovuta a un uso scorretto del prodotto. Si tratta quindi di una contaminazione puntiforme dovuta ad errori da parte degli agricoltori. Le falde sono normalmente profonde e le piccole quantità di pesticidi usate correttamente difficilmente vi arrivano.

Abbiamo fatto uno studio sul glifosato, il diserbante più utilizzato al mondo. Quando sono stati studiati singolarmente i diversi pozzi inquinati, si è scoperto che il glisofato era stato utilizzato all’imboccatura del pozzo o all’interno delle acque di lavaggio, inquinando così la falda acquifera. Per questo motivo, si deve fare una fortissima formazione agli agricoltori su come usare i pesticidi per evitare questi errori.

Uno dei problemi maggiore è l’utilizzo dei pesticidi per hobbistica, cioè per i giardini o i piccolo orti  familiari. Per questi usi sarei molto restrittivo, ne vieterei la maggior parte, autorizzando un piccolo numero di pesticidi o fungicidi assolutamente non dannosi. Eviterei in ogni caso il loro uso per il diserbo.

L’uso del glifosato

Con questa sua risposta si entra nel secondo quesito referendario proposto il 13 giugno (“per una Svizzera libera dai pesticidi di sintesi”), che ripropone lo stesso tema ma proibisce qualsiasi uso di pesticidi di sintesi in agricoltura. Anche nei giardini privati e negli spazi pubblici, si proibisce anche l’importazione di qualsiasi prodotto alimentare che sia stato prodotto con l’uso di pesticidi. Queste misure sono giustificate?

Ritengo che i diserbanti dovrebbero essere usati esclusivamente in campo, in agricoltura, non può essere usato per i giardini pubblici o privati. Si può benissimo falciare l’erba utilizzando sistemi meccanici. E’ chiaro, che usare un diserbante per le ferrovie e le autostrade è molto semplice, meno costoso e più efficace, però sicuramente porta a una contaminazione abbastanza diffusa. Ricordo, ad esempio, che la molecola Terbutilazina era sotto inchiesta perché ritrovata abbastanza frequentemente veniva utilizzata per i diserbi di aree pubbliche, come i parchi. Non consigliammo di usarla solo per la coltivazione del mais e in effetti, la molecola è tuttora registrata e quindi autorizzata.

Anche il famoso glifosato è sotto accusa perché viene usato, oltre che per disseccare le coltivazioni e favorire il raccolto, anche per il diserbo. E questo è un errore clamoroso. Uno studio francese ha mostrato che il 70% del livello di glifosato nelle acque veniva usato per i giardini, gli orti e gli spazi pubblici presenti nelle città.

Queste valutazioni valgono anche per gli insetticidi?

In questo caso, abbiamo il problema delle zanzare. Se vieto gli insetticidi, li vieto per qualsiasi uso e quindi la lotta contro le zanzare, che non sono solo noiose ma sono pericolosi vettori di malattie gravi. Ciò è impossibile. Oggi, per le municipalità è difficilissimo controllare le zanzare, perché il numero di insetticida utilizzabili è stato molto ridotto e se si usa sempre lo stesso prodotto si producono delle resistenze. Inoltre, i prodotti sono sempre meno efficaci e il mancato controllo delle zanzare diventa un problema di sanità pubblica.

Agricoltura biologica e tradizionale

Qual è la sua valutazione dei prodotti alimentati ‘biologici’? Sono effettivamente più sicuri e permettono un’alimentazione sana?

Sono dell’idea che un prodotto alimentare sia migliore a seconda di chi l’ha coltivato. Non serve andare ad indagare la tecnica di coltivazione, ma bisogna sapere se l’agricoltore che ha prodotto quel frumento, quel mais, quel pomodoro, quelle mele e quelle pere è bravo o no. La differenza la fa l’agricoltore, la persona che coltiva. Si tratta di diverse tecniche produttive agronomiche che vengono applicate. Queste tecniche possono avere anche grandi differenze, ma nei confronti dell’ambiente non della qualità e della salubrità dell’alimento prodotto.

Questa è una confusione che è sorta con l’agricoltura biologica, nata per contrastare l’utilizzo incontrollato dei pesticidi che c’era negli anni Settanta e Ottanta, quando costavano poco e quindi venivano usati in modo massiccio e non corretto. Oggi, quando i pesticidi costano tanto e l’agricoltore non raddoppia la dose prevista, perché il suo utile finirebbe al produttore di pesticidi, la protezione dell’ambiente si ottiene anche con un’agricoltura convenzionale o di lotta integrata. Il biologico è nato per difendere l’ambiente, non per fare un prodotto più sano. Il marketing è riuscito a convincere il consumatore che prendendo un prodotto biologico, di prezzo più elevato, si prende un prodotto più sano.

Non esiste al momento alcuna dimostrazione scientifica che, le qualità organolettiche e nutrizionali di un prodotto biologico siano diverse rispetto a un prodotto ottenuto con tecniche di produzione di lotta integrata o conservativa, che si limita a ridurre la quantità di fitofarmaci utilizzati. Ciò che assicura delle differenze notevoli è solo la bravura dell’agricoltore, che adotta tecniche produttive di qualità.

Personalmente, sono favorevole all’agricoltura conservativa, che tende, appunto a conservare la fertilità del suolo, riducendo il più possibile le arature profonde e riducendo al minimo l’azione meccanica sul suolo. Questo produce molto meno anidride carbonica di un’agricoltura biologica che comunque ara il terreno.

Il punto fondamentale è avere un’agricoltura sostenibile, rispettosa del reddito dell’agricoltore e dell’impatto sociale dell’agricoltura sul territorio. Tutto per mantenere la popolazione in montagna o in aree svantaggiate e dare lavoro a una popolazione rurale e non favorire l’urbanizzazione e infine per proteggere l’ambiente. Sono questi i tre pilastri di un’agricoltura sostenibile.

Gli aspetti della biodinamica

Qual è la differenza fra la tecnica di produzione biologica e quella chiamata ‘biodinamica’? E quali sono le basi scientifiche della biodinamica?

Basi scientifiche non esistono. L’agricoltura biodinamica è certificata da un’organizzazione che si chiama Demeter International, che si sta arricchendo a dismisura. Questo perché, per essere certificata occorre prevedere uno o due controlli l’anno, a pagamento, da parte di questa organizzazione. In più, si devono comprare alcune amenità che vengono vendute tipo il ‘cornoletame’, che l’agricoltore può usare o meno. Il protocollo di produzione del biodinamico è assolutamente uguale a un protocollo di produzione biologica. Si tratta quindi, di agricoltura biologica con l’aggiunta di alcune teorie esoteriche e spiritualistiche, come quelle proposte da Rudolf Steiner nel 1927.

Sono convinto che gli agricoltori certificati biodinamici comprino a caro prezzo i prodotti commercializzati dalla Demeter, ma non li utilizzino, perché non gli servono a nulla. E’ come l’agricoltura che si fa benedire i campi o le bestie e fa la giornata del ringraziamento. Chi si fa benedire i campi è consapevole che si tratta di un buon auspicio, mentre i seguaci di Steiner fanno credere che aggiungendo i loro prodotti si aggiunge al terreno una ‘energia vitale’. Quindi, basi scientifiche zero, è una tecnica di produzione biologica che se l’agricoltore è bravo produce degli alimenti di qualità. Il biodinamico non è meglio di biologico o meglio di integrato. Ad esempio, il vino biodinamico è di quali estremamente variabile nella bottiglia per cui accanto a bottiglie di qualità, molte altre sono imbevibili.  Il movimento biodinamico è solo una lobby molto potente.

Esistono istituzioni internazionali di controllo della qualità degli alimenti che evitano la messa in commercio di prodotti nocivi ? Evitano anche l’importazione in paesi nei quali viene invece applicata una legislazione protettiva dell’acqua potabile e della qualità degli alimenti?

A livello europeo esistono dei controlli. L’Italia ha una quantità elevata di controlli rispetto agli altri paesi. I controlli vengono fatti sia sui prodotti interni sia sugli importati. I dati ottenuti dall’autorità europea per la sicurezza del cibo sono estremamente tranquillizzanti. Il 95% dei prodotti testati sono al di sotto dei limiti di legge. E il 90% del 5% dannoso, riguarda prodotti che vengono da fuori dall’Unione Europea, da paesi che non applicano misure di controllo efficaci. Non è detto che questi prodotti siano pericolosi, ma possono contenere delle molecole non autorizzate.

Ricordo comunque che, i limiti di legge per le derrate agricole sono come minimo mille volte più bassi rispetto a quello che tossicologicamente fa male. Quando si supera il limite di legge non significa necessariamente che il prodotto é tossico. Mi piace concludere citando la famosa frase di Paracelso, un medico e chimico svizzero del Cinquecento: “Tutto è veleno ed è la dose, la quantità che assumiamo di una molecola che la rende velenosa o non velenosa. Anche l’acqua, il sale e lo zucchero possono essere velenosi se li prendiamo in grandi quantità”.

Bernardino Fantini

Bernardino Fantini è professore emerito di Storia della Medicina e della Sanità presso l’Università di Ginevra. Nato a Nepi (Viterbo), dopo una laurea in biochimica all’Università di Roma nel 1974, ha ottenuto nel 1992 un dottorato in storia e filosofia delle scienze della vita all’EPHE-Sorbonne di Parigi. Dal 1990 al 2013, è stato direttore dell’Istituto di Storia della medicina e della salute dell’Università di Ginevra. E’ presidente dell’Istituto Italiano di Antropologia, dell’Association des Concerts d’été à St Germain e della Società Dante Alighieri di Ginevra. Le sue ricerche si sono indirizzate principalmente alla storia della genetica e della biologia molecolare, alla storia della microbiologia e delle malattie infettive, alla filosofia delle scienze della vita e allo studio, teorico e sperimentale delle relazioni fra musica, scienza e medicina. È sposato con Rita Gai e ha tre figli e cinque nipoti.

Related Posts

I numeri contano. Anche per la sostenibilità

I numeri contano. Anche per la sostenibilità

Il personale sanitario e la vaccinazione

Il personale sanitario e la vaccinazione

Lotta al Covid: il farmaco italiano

Lotta al Covid: il farmaco italiano

I vaccini e la loro storia: tra ieri e oggi

I vaccini e la loro storia: tra ieri e oggi

Articoli recenti