La fontana benedetta: piccola Lourdes savoiarda

La fontana benedetta: piccola Lourdes savoiarda

Ad appena una ventina di minuti in automobile da Ginevra in direzione di Annecy, vi è una fonte miracolosa. La chiamano La Bénite Fontaine o la piccola Lourdes della Savoia. L’acqua che vi sgorga è fresca e potabile ed è stata il veicolo di quattordici guarigioni miracolose che il parroco del vicino paese di La Roche-sur-Foron segnalò nel 1617 a San Francesco di Sales, allora vescovo di questi luoghi.

Due cartelli, uno di fianco all’altro, accolgono il pellegrino. Il primo a caratteri blu su sfondo bianco dice: ”Sanctuaire de la Bénite Fontaine. Vous êtes dans un lieu de prière, resperter le silence, avoir une tenue correcte, ne pas allumer de feu, …”. Il secondo cartello a caratteri rossi su sfondo sempre bianco ad appena tre metri di distanza dice: “Veillez à bien fermer votre voiture. Ne rien laisser à l’intérieur”. L’ironia di due avvisi in apparenza paradossali: sei in un luogo sacro, stai attento che non ti rubino la macchina…

Il culto è ancora vivo. La fonte di acqua è ai piedi di un vallone che durante le epidemie di peste del Cinquecento e del Seicento ospitò e protesse alcune famiglie del luogo circondandole con un bosco di conifere. E’ un luogo isolato al quale si accede scendendo per un sentiero con le stazioni della Via Crucis fino alla fontanella di pietra grigia a forma di Vergine dal cui grembo zampilla l’acqua abbondante. Dietro la fontanella c’è il versetto “Fate quello che egli vi dirà” (Gv 2, 5). In fondo al vallone vi è la casa del pellegrino e ogni domenica vi si celebra la messa alle 10.45 a cui assistono i fedeli dei paesi vicini. Tanti ex voto in pietra vicino alla fontanella testimoniano le grazie ricevute. Molti sono in italiano e sono affissi a una parete vicino alla statua di San Francesco di Sales.

Un grande prato con tavoli e panche di legno accoglie il pellegrino di fronte alla fonte. Oltre il fiume vi è la foresta. Il luogo è piccolo ma intenso. La pace del cuore e della mente scaturiscono stando in questo luogo sacro. Questo stato d’animo poi non rimane nel santuario ma da esso si ramifica nella vita corrente di tutti i giorni che ciascuno ha qui e adesso. L’acqua serve a purificarsi e a portare con sé l’alta spiritualità del luogo. Il santuario non c’entra nulla con la New Age o altri pseudo riti energetici da creduloni. E’ un santuario cattolico, raccolto, pacifico, senza souvenir e negozi di paccottiglia.

La fonte d’acqua e di bontà trascendentale ha il suo riflesso terreno nei fedeli che la visitano e alla quale si dissetano. Vale la pena una visita con mente e cuore aperti. E’ possibile fidarsi.

Michele Caracciolo

Giornalista professionista, bocconiano, ha lavorato nell’ufficio stampa di una multinazionale. Dal 2014 è partner dell’agenzia di relazioni pubbliche CRP specializzata in clienti industriali a Ginevra. Abita tra Ginevra e Milano e ha collaborato con la redazione milanese dell’AFP (Agence France Presse – Class Editori), con La Stampa e Il Giornale scrivendo di sport e di viaggi. E’ membro dell’Advisory Board della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ed è docente a contratto di comunicazione d’impresa.

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