Lotta al Covid: il farmaco italiano

Lotta al Covid: il farmaco italiano

E’ italiano il primo farmaco contro il coronavirus: “Potentissimi anticorpi monoclonali per neutralizzare il virus”. Li ha prodotti in laboratorio, a Siena, il professor Rino Rappuoli, scienziato di fama mondiale, padre dei vaccini moderni. Questi speciali anticorpi, mille volte più potenti, da qualche mese sono in sperimentazione clinica, ora sono in produzione e, dall’estate, verranno utilizzati, con una semplice iniezione intramuscolare, fatta a casa, per sconfiggere, sul nascere, un contagio di Covid 19.

Sono anticorpi molto efficaci nel prevenire la malattia grave e, assicura il professor Rappuoli, “è l’unico a neutralizzare tutte le varianti”.

Tutto inizia, l’anno scorso, a Siena, in piena pandemia, nel laboratorio di Toscana Life Sciences, la Silicon Valley toscana, diretto dal prof. Rino Rappuoli. Coordinatore del Mad (Monoclonal Antibody Discovery) Lab, Medaglia d’oro al Merito della Sanità Pubblica nel 2005, Rappuoli è uno dei microbiologi più noti al mondo.  A lui si deve la messa a punto del vaccino contro il meningococco e quello contro la pertosse e i primi vaccini a RNA. Chief Scientist GSK, Amministratore Delegato e responsabile dell’attività di ricerca e sviluppo GSK Vacines di Rosia (Siena), Rappuoli da un anno studia questi “potentissimi anticorpi” che “potrebbero farci guarire in 3-4 giorni” con una semplice iniezione intramuscolare.

Professor Rino Rappuoli

Sono mesi di frenetica e intensa ricerca con i “ragazzi” del suo laboratorio. Rappuoli parte dagli anticorpi prodotti naturalmente dalle persone contagiate dal virus e guarite per riprodurli in laboratorio. Nasce così il potente farmaco in grado di proteggere le persone dalla malattia grave. Con Rappuoli protagonisti sono un gruppo di scienziati e giovani ricercatori pieni di passione e competenza.

E’ stata una battaglia contro il tempo per creare questo farmaco capace di fermare il virus nelle persone contagiate da pochi giorni. Rappuoli ha puntato subito su un farmaco che non costasse troppo, di facile uso e di immediata efficacia.

E’ una storia tutta da raccontare con le parole del prof. Rino Rappuoli.

A che punto siamo con i suoi anticorpi monoclonali?

<<Abbiamo tutte le autorizzazioni  sono in corso le sperimentazioni cliniche nell’uomo. Se la sperimentazione darà i risultati attesi, questo anticorpo potrà essere usato per curare le persone positive al tampone virale. Gli anticorpi vengono prodotti nello stabilimento di Pomezia della Menarini Biotech e infialati nello stabilimento IBI Lorenzini. La somministrazione degli anticorpi sinora approvati avviene in ospedale per via endovenosa. Il nostro anticorpo verrà, invece, somministrato a casa tramite iniezione intramuscolare e sarà distribuito dal Sistema Sanitario Nazionale.>>.

Il vostro sarà il primo farmaco contro il coronavirus?

<<Penso che il nostro prodotto arriverà prima di qualunque altro farmaco contro l’infezione, perché per sviluppare i farmaci ci vuole molto tempo. Altre molecole arriveranno probabilmente tra un anno o due. Siamo abbastanza contenti, dunque, di essere tra quelli che sono all’avanguardia nello sviluppare il primo farmaco>>.  

Come funzionano i suoi “Anticorpi monoclonali, prof. Rappuoli?

<<Negli ultimi venti anni la tecnologia è andata avanti e oggi riusciamo a sviluppare anticorpi mille volte più potenti, che possono quindi essere usati in quantità mille volte inferiori e con un costo di conseguenza ridotto. Ecco perché, per la prima volta, possiamo usare gli anticorpi monoclonali anche per le malattie infettive. Con il nostro anticorpo puntiamo a sei mesi di immunità>>.

 Come viene misurata la potenza di un anticorpo?

<<Il nostro anticorpo, MAD0004J08, è il più potente fra quelli descritti finora dalla comunità scientifica. La potenza viene misurata in vitro dove mettiamo l’anticorpo insieme a delle cellule infettate con il virus: se per un millilitro di soluzione ci vuole un microgrammo di farmaco allora non è molto potente, se, come nel nostro caso, ce ne vuole solo un nanogrammo allora è estremamente potente. Questo fa una differenza enorme in termini di quantità che bisogna somministrare per avere un effetto: per il paziente è la differenza fra un’infusione in ospedale e una puntura a casa. Con un costo, quindi, mille volte minore. Inoltre possono essere iniettati invece che essere somministrati per via endovenosa>>.


Come siete arrivati così presto?

 <<Prima di febbraio 2020 il mio laboratorio stava studiando tecnologie in grado di creare anticorpi monoclonali contro gli antibiotici resistenti ai farmaci, grazie a un finanziamento europeo. Quando è scoppiata la pandemia abbiamo riconvertito le nostre ricerche. In questi mesi ci ha finanziato prima la Regione Toscana, poi la European Investment Bank. Abbiamo spinto la tecnologia all’estremo. Stiamo facendo qualcosa che nessuno ha fatto. Nei laboratori della Toscana Life Sciences di Siena, siamo partiti da sangue di persone convalescenti provenienti dall’Istituto Spallanzani di Roma e dall’Ospedale di Siena per ottenere anticorpi monoclonali che neutralizzano il virus. Abbiamo ottenuto anticorpi potentissimi, con cui speriamo di poter contribuire presto a contenere questa pandemia>>.

Nella storia dell’umanità le pandemie hanno segnato alcune epoche.

La storia si ripete?

<<Questa non è la prima e non sarà l’ultima pandemia che il genere umano deve affrontare. La storia è piena di eventi in cui le malattie infettive hanno cambiato il corso degli eventi. Tra quelle più famose, si possono ricordare la peste di Atene che nel 430 Avanti Cristo cambiò le sorti della guerra del Peloponneso, la peste giustiniana del 541 Dopo Cristo, il vaiolo che, esportato nelle Americhe agli inizi del 1500, contribuì alla estinzione della civiltà Atzeca e infine la pandemia influenzale che nel 1918 uccise più di 40 milioni di persone>>.

Prof. Rino Rappuoli

Cosa ci insegna questa pandemia del Ventunesimo Secolo?

<<Con il senno di poi, forse, se in passato avessimo investito 10 o 20 miliardi all’anno in ricerca e sviluppo per prevenire pandemie, forse avremmo potuto evitare questo disastro. Un tale investimento sarebbe ben poca cosa se si confronta con il danno economico che il Covid-19 ha già causato all’economia mondiale. La speranza è che la lezione di questa pandemia rappresenti   una opportunità per investire in un mondo sostenibile e cambiare il modo in cui viviamo su questo pianeta. Questo può essere fatto con maggiori investimenti in scienza e tecnologia, riducendo l’inquinamento e aumentando le energie rinnovabili. Sono confidente che nel corso del 2021 con i vaccini e gli anticorpi monoclonali saremo in grado di controllare questa pandemia e di riguadagnare la libertà che il virus ci ha tolto>>.

Da qualche mese a Pomezia, la cittadina a sud di Roma, alla Menarini Biotech, la “fabbrica” degli anticorpi monoclonali, è un lavorio incessante tra porte blindate, dispositivi di protezione, macchinari sofisticati. Qui vengono prodotti gli anticorpi anti-Covid di Rappuoli.  Arianna Aloisio, responsabile del Gruppo Qualità di Menarini Biotech, spiega che il farmaco ideato dalla “Toscana Life Sciences” si conserva tra i 2 e gli 8 gradi e per iniettarlo basta una puntura intramuscolare”.  

Così sta nascendo il primo farmaco italiano contro il coronavirus.

Gaetano Rizzuto

Per 36 anni ha diretto tre quotidiani in Lombardia, in Liguria e in Emilia Romagna, precisamente a Piacenza. Attualmente dirige la rivista nazionale “Magistero del Lavoro”, organo ufficiale della Federazione Nazionale Maestri del Lavoro. Dal 1968 al 1980, per 13 anni ha lavorato al Giornale L’ORA di Palermo, prima nella Valle del Belice, poi come capo della redazione di Trapani e, alla fine degli anni Settanta, come caporedattore alla redazione centrale di Palermo. Allievo del sociologo Danilo Dolci, Rizzuto in Sicilia si è impegnato nella lotta alla mafia. Per 36 anni ha diretto tre quotidiani: “La Provincia Pavese” di Pavia per 8 anni, “IL SECOLO XIX” di Genova per tredici anni e, dal settembre 2000, il quotidiano “LIBERTA’” di Piacenza e del TGL di TELELIBERTA’ per oltre 15 anni. E’ stato anche direttore-coordinatore della “Sviluppo Quotidiani”, una sindacazione fra sei importanti quotidiani regionali italiani (Il Secolo XIX, Il Gazzettino di Venezia, Il Mattino di Napoli, La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, La Sicilia di Catania, L’Unione Sarda di Cagliari).

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