Primule e semafori

Primule e semafori

All’arrivo della primavera nella maggior parte delle città fioriscono primule e mimose. Ma a Ginevra fioriscono i semafori. Nelle ultime settimane, se ne vedono spuntare di nuovi in molte zone della città. E sempre di più anche nei piccoli comuni. E i semafori sembrano diffondere in modo contagioso, come il Covid. Con la tendenza delle autorità a mettere semafori a ogni incrocio, passaggio pedonale o pista ciclabile. A questo si aggiunge, a rendere sempre più stressante la circolazione, la moltiplicazione di zone 30, isolotti in mezzo alle strade, gincane. Senza parlare della profusione di preselezioni e segnaletiche di tutti i colori (bianco, giallo, rosso e ora sempre di più rosa) che fanno del suolo di Ginevra il più dipinto al mondo. Questo ricorda una vecchia canzoncina della pubblicità : « I quadrati, i triangoli, le strisce per terra … per me tutto va ben, tutto fa brodo ».

Semafori come primule, sono utili o no?

Ci si può tuttavia chiedere se tutti questi interventi, che hanno dei costi di installazione e di manutenzione molto elevati, siano davvero utili per migliorare la circolazione e aumentare la sicurezza stradale.  Si può dubitare di questo e in effetti molti studi in varie città di diversi paesi sembrano indicare il contrario. Esperimenti in questo senso – totali o parziali – sono stati realizzati in Olanda (Drachten), Gran Bretagna (Ipswich), Belgio (Ostenda) e Danimarca (Ejby). Nel 2000, a Londra, nella centralissima e frequentata Kensington High Street sono stati tolti i semafori e quasi tutte le barriere di sicurezza per i pedoni. Col risultato che nel 2003, rispetto al 2000, il numero dei pedoni feriti si era ridotto del 60% mentre la circolazione risultava più fluida. L’urbanista Ben Hamilton-Baillie, uno dei primi a creare circuiti ciclabili e responsabile del programma britannico Shared space (Spazio condiviso), ha realizzato negli anni molti esperimenti in Belgio, Germania, Olanda e Danimarca,  giungendo alla conclusione che le “strade nude”, cioè con semafori e segnaletica ridotti al minimo indispensabile, migliorano la fluidità della circolazione, aumentando la responsabilizzazione degli utenti (automobilisti, conduttori di bus, ciclisti e pedoni).

Secondo gli psicologi coinvolti in questi esperimenti, una sovrabbondanza di strisce, semafori e cartelli segnaletici crea confusione nel 70% degli automobilisti, che finiscono per innervosirsi e non tenerne conto, mentre potrebbero agire responsabilmente con un comportamento prudente e civile.

Gli “esempi” di Roma e Napoli

Qualcuno potrebbe malignamente sottolineare che si tratta di ‘popoli nordici’, abituati all’ autodisciplina, ma una conferma spontanea di questa idea viene da quanto successo qualche anno fa a Napoli, dei cui abitanti solitamente non si sottolinea il rispetto delle regole. Un corto circuito aveva messo fuori uso tutti i semafori della zona urbana intorno alla Stazione Centrale. Tuttavia, con tutti i semafori al giallo lampeggiante,  gli automobilisti invece di restare bloccati in inestricabili ingorghi hanno cominciato a circolare senza problemi e senza incidenti.

Il capo dei vigili urbani della zona, Alfredo Marraffino, con più di trent’anni di lavoro alle spalle, ha notato con attenzione questo singolare avvenimento e inviato una formale proposta al sindaco De Magistris per ottenere lo spegnimento dei semafori nelle due piazze tutti i giorni dalle 7 alle 19. Si può, forse, sospettare che gli automobilisti napoletani siano più responsabili e più rispettosi dei ginevrini ?

Un ulteriore elemento di riflessione ci viene da un’altra città italiana, Roma. Il 9 dicembre 2021 la giunta comunale presieduta dal sindaco neoeletto Roberto Gualtieri, ha approvato una delibera per trasformare alcuni dei (relativamente pochi) semafori presenti nella città, in semafori ‘intelligenti’, dando mandato alla sua controllata “Roma Servizi per la Mobilità” di «avviare azioni volte all’ottimizzazione dei cicli semaforici per migliorare la viabilità, la sicurezza stradale e ridurre l’inquinamento».

In sostanza, grazie a Google e sfruttando i satelliti che calcolano i flussi di traffico in tempo reale, si modificano i tempi di accensione e spegnimento del rosso e del verde, in modo da dare più tempo di percorrenza alle direzioni nelle quali c’è più traffico in ogni preciso momento.  In questo modo si risparmia tempo e si brucia meno carburante, migliorando la qualità dell’aria.

Semafori intelligenti?

Si può sperare che anche i semafori ginevrini possano diminuire di numero e diventare più intelligenti ? E magari destinare i fondi risparmiati per altre imprese sociali e culturali ? Purtroppo le fioriture primaverili sembrano indicare il contrario, perché il numero dei semafori aumenta, come quello delle ‘strisce per terra’, e in più i semafori non solo non sono intelligenti, ma sono volutamente ‘instupiditi’, perché le ‘onde verdi’ sono state soppresse e nell’alternanza dei colori non si presta nessuna attenzione ai flussi del traffico. E’ facile notare spesso lunghe code bloccate a lungo ai semafori per lasciar passare una sola vettura o un ciclista sui passaggi pedonali.

C’è, per concludere, una riflessione di fondo da fare su questo punto, come su altri aspetti della vita ginevrina. La moltiplicazione dei divieti e delle indicazioni vincolanti nasconde infatti l’idea che il ruolo dello stato sia quello di padre-padrone o di grande fratello, che vede e decide al posto dei cittadini-sudditi, dicendo a tutti sin nei dettagli cosa fare e cosa non fare.

Bernardino Fantini

Bernardino Fantini è professore emerito di Storia della Medicina e della Sanità presso l’Università di Ginevra. Nato a Nepi (Viterbo), dopo una laurea in biochimica all’Università di Roma nel 1974, ha ottenuto nel 1992 un dottorato in storia e filosofia delle scienze della vita all’EPHE-Sorbonne di Parigi. Dal 1990 al 2013, è stato direttore dell’Istituto di Storia della medicina e della salute dell’Università di Ginevra. E’ presidente dell’Istituto Italiano di Antropologia, dell’Association des Concerts d’été à St Germain e della Società Dante Alighieri di Ginevra. Le sue ricerche si sono indirizzate principalmente alla storia della genetica e della biologia molecolare, alla storia della microbiologia e delle malattie infettive, alla filosofia delle scienze della vita e allo studio, teorico e sperimentale delle relazioni fra musica, scienza e medicina. È sposato con Rita Gai e ha tre figli e cinque nipoti.

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